Asia

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Metodo di ricerca ed analisi adottato

Per il medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 sul blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com
seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al citato blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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venerdì 10 febbraio 2017

Un Triangolo da studiare: Malesa-Cina Coree

Asia
Tutte le schermaglie fra Coree, Malesia e Cina
Serena Console
23/02/2017
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Da poco più di un mese, nel triangolo Pyongyang/Pechino/Kuala Lumpur è in scena quello che potrebbe essere un nuovo copione della serie “Games of Thrones”. I riflettori, però, sono tutti puntati sulla famiglia al timone della Corea del Nord.

La morte di Kim Jong-nam, fratellastro del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, lascia aperti numerosi interrogativi per le autorità malesi e l’opinione pubblica internazionale.

Proprio nella capitale della Malesia, infatti, Kim Jong-nam è stato avvelenato da due donne mentre era in procinto di imbarcarsi per Macao, città in cui abitava da oltre cinque anni con la seconda moglie. Al momento del decesso, avvenuto durante il trasporto in ospedale, aveva con sé un passaporto a nome di Kim Chol. Il fratellastro dell’uomo più potente della Corea del Nord pare fosse abituato a usare documenti falsi.

La protezione di Pechino
Il 2001 è un anno infausto per Kim Jong-nam, fino a quel momento considerato il probabile successore di Kim Jong-il, il leader supremo della Repubblica popolare democratica di Corea. Le sorti della sua ascesa politica subiscono tuttavia una brusca battuta d’arresto quando viene fermato in Giappone in possesso di un falso passaporto dominicano.

Da allora, Kim Jong-nam ha trascorso una vita da esule tra Macao, Hong Kong, Singapore e Malesia, sfuggendo a numerosi tentativi di omicidio. Dal 2012 - pochi mesi dopo il passaggio di potere nelle mani del fratellastro, il più giovane Capo di Stato al mondo - pare fosse sotto la lente dei servizi segreti nordcoreani, a causa di alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano giapponese Tokyo Shimbun, in cui esprimeva le sue critiche rispetto al salto dinastico alla terza generazione.

Stando ad alcune dichiarazioni di Lee Byung-ho, capo dell’intelligence della Corea del Sud, il fratellastro di Kim Jong-un era da anni sotto la protezione di Pechino. Si tratta di affermazioni che, però, devono essere analizzate nell’ottica delle tensioni in corso da decenni fra le due Coree, e che non ricevono conferma da parte del governo cinese.

Il Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, il principale organo di stampa cinese, difende a spada tratta l’alleato nordcoreano e stigmatizza quelle che considera speculazioni del governo di Seul per rovesciare il regime di Kim. Ma i servizi di intelligence sudcoreani incalzano e definiscono l’omicidio dell’esule nordcoreano un “attacco terroristico” progettato dal leader di Pyongyang.

La Cina mantiene invece un atteggiamento ambivalente: da un lato “segue con attenzione la vicenda”, secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministro degli Esteri; dall’altro, ha sospeso tutte le importazioni di carbone dalla Corea del Nord fino alla fine del 2017, nel rispetto dell'ultima tornata di sanzioni approvata dalle Nazioni Unite lo scorso novembre.

Secondo i dati rilasciati dal Palazzo di Vetro, le esportazioni della Corea del Nord verso la Cina hanno rappresentato oltre l’85% nel 2015: di questa fetta, più della metà riguarda l’esportazione di antracite, una varietà di carbone.

La misura decisa da Pechino mette senza dubbio in crisi l’economia del Regno eremita, per cui il Paese del Dragone è il primo partner commerciale, e minaccia di incrinare i già deboli rapporti tra Corea del Nord e Cina.

Lo spionaggio in rosa di Pyongyang
Molti particolari attorno alla morte di Kim restano ancora da confermare. Ad oggi, sono state arrestate quattro persone, tra cui due donne, mentre continuano le ricerche di altri sette, la maggior parte nordcoreani.

Secondo quanto riportato dalla China Press, l’agenzia di stampa malese in lingua cinese, una delle due arrestate, Siti Aishah, avrebbe creduto di partecipare ad un programma televisivo: durante l’interrogatorio, infatti, avrebbe ribadito l’estraneità al piano omicida.

Ma c’è da domandarsi che ruolo ha svolto l’altra donna in manette, la vietnamita Doan Thi Huong. Forse le indiscrezioni dei servizi segreti sudcoreani non sono così poi assurde se si considerano le numerose donne che hanno fatto la storia dello spionaggio nordcoreano: da Kim Hyon-hui, che nel novembre 1987 piazzò una bomba ad orologeria su un aereo di linea sudcoreano in volo da Baghdad a Seul, a Won Jeong-Hwa, la Mata Hari della Corea del Nord, abile a carpire informazioni militari dagli ufficiali sudcoreani.

Senza dimenticare Lee Sun-sil: attualmente sepolta nel cimitero dedicato ai patrioti del Paese, creò e guidò nella Corea del Sud un ramo segreto del Partito del Lavoro di Corea, la forza dominante nel nord della penisola.

Le mediazioni di Kuala Lumpur
Il coinvolgimento delle autorità malesi nelle attività investigative, giudiziarie ed autoptiche stanno incrinando i rapporti tra Corea del Nord e Malesia. In un annuncio, Pyongyang ha rifiutato gli esiti dell’autopsia disposta dal governo malese e ha sollecitato l’immediato rientro della salma nel Paese per avviare investigazioni congiunte. L'identità del deceduto, infatti, non è ancora tecnicamente certificata.

Il richiamo a Kuala Lumpur dell’ambasciatore malese in Corea del Nord profila un ulteriore punto di collisione, anticipando quelli che sono i presupposti di uno scontro diplomatico, temibile per l’economica dello Stato eremita, per cui la Malesia è uno dei pochi partner nella regione.

Le relazioni economiche bilaterali, che ammontano ad appena 5 milioni di dollari, hanno avuto il merito di consolidare il potere della compagnia aerea nordcoreana, la Air Koryo, e hanno garantito la formazione a Kuala Lumpur di una piccola comunità di nordcoreani impegnati nella ristorazione, nell’edilizia e nel turismo: quest’ultimo settore è favorito dall’esenzione dei visti per i malesi che vogliono visitare il Paese di Kim.

Nell’analisi dello scacchiere geopolitico internazionale, inoltre, la Malesia svolge un ruolo di mediatore rilevante, perché intrattiene relazioni bilaterali sia con gli Stati Uniti sia con la Corea del Nord; una condizione che rende Kuala Lumpur zona franca per gli incontri diplomatici delle due controparti, soprattutto considerati i mancati rapporti di Kim Jong-un con le amministrazioni americane di qualsiasi colore.

Le reali motivazioni dietro l’omicidio di Kim Jong-nam sono ancora un mistero, ma non è difficile pensare alla fobica volontà del dittatore nordcoreano di consolidare il potere nel Paese eremita, eliminando le “mele marce” nel giardino di casa e di lanciare un monito di narcisismo politico agli occhi di Washington e Pechino.

Serena Console è stata stagista per la comunicazione dello IAI.

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