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Metodo di ricerca ed analisi adottato

Per il medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 sul blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com
seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al citato blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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martedì 31 ottobre 2023

Demografia e la Trappola di Tucidide

 


Sergio  Benedetto  Sabetta

 

            La notizia che in Russia si sono introdotte nelle scuole esercitazioni per la formazione premilitare, anche inseguito alle esperienze della guerra in Ucraina, inducono ad alcune riflessioni.

            La prima è relativa agli aspetti demografici che investono il globo, in particolare per quello che ci riguarda l’Europa.

            Secondo Malthus è l’elemento demografico il più importante fattore per la guerra spingendo all’acquisizione di risorse circostanza che può risolversi in una ricerca di pura potenza.

            Quando alla crescita demografica per un aumento delle nascite non si accompagna una parallela crescita economica, ma solo un miglioramento sanitario  che riduce la mortalità infantile si creano le premesse per una “bomba demografica”.

            Cambiamenti climatici squilibri sociali sempre più rilevanti acquisizioni di nuove diete alimentari non confacenti al territorio, acuirsi di endemici conflitti  tribali e compressione di minoranze, guerre e guerriglie economiche ed ideologiche, facilità di comunicazioni, interessi nella gestione dei flussi migratori, portano a spostamenti epocali e al sorgere di nuovi futuri conflitti con possibili ulteriori destabilizzazioni, come del resto teorizzato quali nuove forme di conflitti programmati e gestiti.

            Anche il semplice declino demografico può essere causa di guerre, creando squilibri tra etnie, religioni e culture, secondo la logica della “ Trappole di Tucidide ” ( Allison).

            Una bassa età mediana, un’alta fertilità che rimpiazzi le perdite accompagnata a una elevata mortalità, in particolare infantile, porta ad accettare più facilmente le conseguenze di una guerra.

            Non solo le dinamiche in atto ma anche i sintomi e le previsioni di un calo demografico possono essere una delle cause di conflitti, che acquistano la funzione di aggressioni preventive per la stabilizzazione e l’affermazione della propria potenza.

            La Cina ha introdotto il concetto di “demografia di qualità” un indicatore sulla situazione demografica collegato a livello di istruzione, un elemento fondamentale nella moderna geopolitica. Questo comporta la necessità per l’Europa e in particolare per l’Italia, esposta sul fronte mediterraneo ad una notevole immigrazione, a realizzare una integrazione non solo materiale ma innanzitutto culturale, oltre ad una formazione professionale intensiva e non esclusivamente assistenziale.

            Dobbiamo considerare che nel 2100, secondo le stime dell’ONU, l’Europa subirà una diminuzione del 20% della propria popolazione e il doppio per la forza lavoro, come del resto la Russia che passerà a 106 milioni di abitanti dagli oltre 130 milioni attuali.

            Con le guerre di massa del XX secolo, basate sulla coscrizione obbligatoria, le perdite sono maggiori rispetto agli eserciti professionali e di mercenari, venendo a colpire la parte migliore delle classi giovani, abituandoli alla violenza.

            In Occidente solo gli USA a fine secolo manterranno una popolazione stabile sui 339 milioni di abitanti rispetto ai 336 milioni attuali (dati ONU), mentre emergeranno l’Asia e l’Africa con India, Nigeria, Pakistan, Indonesia, Etiopia, Egitto, Congo oltre naturalmente la conferma della Cina.

            La Cina d’altronde dopo avere beneficiato del dividendo demografico che nel binomio bassa fecondità-elevata longevità ha determinato una crescita esponenziale, tale da insidiare la supremazia USA, rischia il pagamento di un blocco nella crescita per l’invecchiamento della popolazione.

            Se si è in presenza del Lewis turning point, ossia della “Trappola del reddito medio” si è anche in presenza di una possibile inversa “Trappola di Tucidide”, ossia della ritenuta necessità di raggiungere gli obiettivi geostrategici prima di una propria possibile contrazione sia economia che strategica.

            Le tensioni che si manifestano nell’UE, come nelle recenti elezioni in Slovacchia, possono detonare con i problemi non governati dell’immigrazione, solo in un rapporto con gli USA si potranno controbilanciare le spinte esterne, dobbiamo al riguardo ricordare che alcune espansioni territoriali iniziali quali quelle dell’Impero romano della Russia o del Sacro Romano Impero Germanico degli Ottoni fu dovuto alla necessità di stabilizzare i territori di origine delle varie ondate migratorie.

            Gli USA nel tentativo di mantenere il proprio primato mondiale in presenza del declinare demografico dell’Europa, estende le alleanze a nuovi stati asiatici quali Indonesia e Filippine, antagonisti alla Cina, da affiancare alle vecchie alleanze.

            Se gli USA debbono proiettarsi verso il centro-sud America per stabilizzare i flussi migratori, l’Europa e in particolare l’Italia dovranno proiettarsi verso l’Africa e il Medio Oriente, facendo seguire ad una politica di contenimento forzato una di partnership economico per lo sviluppo, in modo da permettere la parabola demografica con il miglioramento del tenore di vita, una politica già seguita dall’ENI.

            Si è osservato che a partire dal 2001, dando voce ai neoconservatori, gli USA non hanno più cercato di formare coalizioni ma più semplicemente delle “affiliazioni” con seguaci fedeli disposti semplicemente ad obbedire.

            Michael Cox definisce una regola fondamentale dei rapporti internazionali, ossia che il concentrare apertamente il potere porta a un generico, pericoloso e costoso risentimento, si è quindi passati dalla “dottrina Bush” all’ “America First” di Trump   , attraverso i tentennamenti e le revisioni di Obama.

 

Bibliografia

 

·       AA. VV., Popolazione e potere, Aspenia 2/2023;

·       Allison G., Destinati alla guerra, Fazi Ed. 2018;

·       Canfora L., Tucidide e il colpo di Stato, Il Mulino 2017;

·       Cox M. , Empire, Imperium and Bush doctrine, in “ Review of International Studies, Vol. 30, n.4, Cambridge University Press, 10/2004.

giovedì 19 ottobre 2023

Antonio TRogu. L'impiegno dell'Italia per la pace e la stabilità nel mondo

 

Le Missioni che sono terminate

Alcuni Esempi: Somalia   Missione di Sicurezza Internazionale Controllo del territorio e Costituzione Polizia (1949 –1960)

Libano 1 – dal 26 Agosto al 12 settembre 1982

Libano 2 -  dal 26 settembre 1982 al 26 feb. 1984

UNTAG  Squadrone  Elicotteri  dal 1989 al 1990

UNIGIL  - Libano dal 19 al 26 giugno 1958

UNYOM – Yemen dal 1963 al 1964

UNIPOM – India-Pakistan  dal 1965 al 1966

UNIIMOG – Iran-Iraq dal 1988 al 1991

UNOSOM I – United Nations Operation in Somalia 1992 per la applicazione della Risoluzione UNSCR 751 del 14 aprile 1992. Questa missione, dislocata nel porto di Mogadiscio, sorvegliare la tregua e cooperare con le operazioni di assistenza. La Missione non raggiunse lo scopo di distribuire gli aiuti alla popolazione.

UNITAF (United Task Force) ebbe il mandato (UNSCR 794 del 2 dicembre 1992) di fornire un quadro di sicurezza che permettesse un flusso di aiuti internazionali alle popolazioni somale. L’UNITAF ( operazione “Restore Hope”) a guida Statunitense era forte di 45.000 uomini , a cui l’Italia partecipò con un contingente nell’ambito della operazione “Italfor Ibis”. Il 26 marzo 1993 L’UNITAF venne assorbita, unitamente UNOSOM, nella UNOSOM II (UNSCR 814 del 26 marzo1993). LA forza ONU comprendeva un totale di 28.000 militari di cui 2.800 civili., a cui l’Italia partecipò con un suo contingente Operazione IBIS II, protetto dal 25° Gruppo Navale

L’Italia ebbe 12 morti, per UNOSOM II 155 caduti, mentre i somali, civili e miliziani. ebbero tra 7000-10000 Caduti.

Le missioni in Somalia sono state seguite su mandato ONU e nell’ambito delle risoluzioni ONU.

 

Missione in essere allo stato attuale  ( Primo decennio del secolo in corso)

 

Operazione Joint Forge (Bosnia- Erzegovina)

Sulla base della risoluzione ONU 1031 del Dicembre 1995 la Nato, come visto, è intervenuta in Bosnia-Erzegovina e dal 2005 questa missione è passata alla gestione dell’Unione Europea

 

Operazone Joint Guardian (Kosovo)

La Risoluzione dell’ONU n. 1244 del giugno 1999 la Kossovo Force ( Kfor) è stata schierata dalla Nato in territorio kossovaro per il raggiungimento di una soluzione pacifica della crisi del Kosovo e favorire la ricostruzione della provincia. Il Problema politico di base è quale destinazione dare a questa provincia ricostruita. Stato Autonomo nella Federazione Yogoslavia, Stato Indipendente o altra forma di Stato.

 

La Missione Militare Italiana in Albania

Il contributo dell’Itala alla stabilizzazione dell’Abania risale al 1991-1993 ed oggi consiste nella delegazione Italiana Esperti (DIE) per la ricostruzione delle Forze Armate Albanesi; del Nato HQ Tirana per il coordinamento degli aiuti dei Paesi contriutori e del 28° Gruppo Navale per il contrasto alle attività criminali ed illegali

 

L’operazione Active Endeavour

A seguito degli attacchi dell’11 settembre la Nato ha approvato il dispiegamento di una forza navale  con compiti di controllo e sorveglianza marittima quale contributo alla lotta al terrorismo

 

L’Operazione Enduring Freedom

A seguito dell’attacco dell’ 11 settembre 2001 gli Usa hanno dato avviato a questa operazione su una regione comprendente l’Afganistan, il Mar Arabico settentrionale ed il Corno d’Africa. L’Italia vi partecipa con un gruppo navale, come MIO (Marittime Interdiction Operation dei mari interessati in funzione antiterrorismo e successivamente con un reggimento di fanteria ( alpini/paracadutisti) dislocato nella zona orientale dell’Afganistan ( operazione Nibbio)

 

L’Operazione ISAF

La Risoluzione 1386 dell’ONU con la quale si autorizza il dispiegamento nella città di Kabul di una Forza multinazionale denominata Intenational Security Assistance Force (ISAF) con il compito di assistere le istituzioni politiche provvisorie afgane, quel quadro degli obiettivi fissati dagli accordi di Bonn  Inizialmente la coalizione di Stati era a Guida USA, ad agosto 2003 è stata posta a guida Nato. L’Italia vi partecipa con una forza di 500 uomini diloscati a Kabul

 

L’Operazione Post-Iraq War Antica Babilonia

Il Governo, con decisione del Parlamento, decide l’invio di un contingente nell’ambito della IV fase dell’operazione Iraq Freedom. Al fine di garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie alla ricostruzione del paese.

 

 

 

Altre Operazioni:

 

UNIFIL   (United Nations Interim Force in Lebanon) già detto

UNTSO   (United Nations Truce Supervision Organization)  dal 1958 con 6 osservatori per il cotnrollo della tregua tra Israele ed Egitto

UNMOGIP (United Nations Military Observer Group in India and Pakistan)  dal 1949 con 7 osservatori dislocati in Kashmir sul confine tra India e Pakistan

MINURSO  (United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara) con 5 osservatori per la definizione dello stato di Sovranità nel Sahara

UNMIK  (United Nations Mission in Kosovo) con 59 unità per il monitoraggio dell’attuazione del “cessate il fuoco” e l’effettuazione di indagini in caso di violazione

UNMEE ( United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea) con 50 carabinieri e 3 osseervatir  per il supporto  al mantenimento della pace tra Etiopia ed Eritrea

ERMM (European Union Monitoring Mission)

TIPH2  (Temporary International presence in Hebron), già detto

EUPUM ( European Union Policy Mission) per il monitoraggio degli aspetti politici, militari, economici ed umanitari nei Balcani

 

MIATM  Delegazione di Assistenza tecnico-militare Malta dall’agosto 1973 composta da 50 militari delle Forze Armate italiane

 

 

 

 

 

lunedì 9 ottobre 2023

Le Vie della seta: una scommessa (azzardata) della Cina


 FONTE: LIMES Rivista Italiana di geopolitica, Agosto 2023


Le vie della Seta: una scommessa (azzardata) della Cina

 

Nel momento in cui la Cina è diventata una potenza economica mondiale ha constatato che se non riesce a raggiungere i mercati che contano, la sua economia potrebbe  entrare in crisi. Da qui la apertura a fine del secolo scorso di corridoi economici che sono stati definti “via della seta” a ricordo di un passato non recente. I corrido economici che sono stati aperti riguardano

1.  Cina Mongolia Russia, attraverso la Siberai

2.  Il “ponte diretto “Asia Europa

3.  Cina Medio oriente Sud Est asiatico

4.  Cina Pakistan

5.   Bangladesch Cina India Birmania

6.  Cina Indocina

Oltre a queste vie vi sono quelle marittime:

1.  Verso Nord, per collegarsi alla Rotta marittima Settentrionale, la via artica che i russi cercnao di aprire grazie allo scioglimento die ghiacci

2.  Cina- VietNam – Borneo Australia Nuova Zelanda

3.  Cina Mar Cinese Meridionale Stretto di malacca Skru Laka Mar Rosso Suez Mar Mediterraneo con la variante verso sud, Somalia Madagascar

Queste vie, oggi sono minacciate da conflitti e dalla fragilità economico statuale degli Stati che attraversano p che costeggiano.

La principale quella che attraverso la Siberia e la Russia arriva all’ambito mercato europeo è ormai chiusa dal conflitto in Ucraina scatenato dall’alleato (imprudente) russo dal febbraio 2022. Non solo ma tutto l’atteggiamento dell’Europa è cambiato nei confronti della Cina, ormai vista non più come un patner per crescere in pace e sicurezza ma un competitor  arrampante e temibile. Il capitale europeo non investe più in Cina. Questi tempi sono finiti.

Oltre al conflitto con l’Ucraina e la Russia e varie vie della seta sono minacciate dalla instabilità del Sinai, dalla criticita dello stretto di Hormuz, dalle aree di crisi dei mari cinesi, dalla tensione in Xinjiang, dalle tensioni con Taiwan, e  dalla crisi nello Srl Lanka.

La carta mostra il quadro della fragilità sopra esposta.