Progetto 2026. Raccolta testimonianze Missioni di Pace
Missione ISAF (International Security Assistance Force) Afghanistan
POMLTs (Police Operational Mentoring and Liaison Teams) Herat Paolo BONAN1
I
SAF
(International Security Assistance Force) è stata una missione NATO
autorizzata dalla Nazioni Unite , di supporto al governo
dell’Afghanistan nella guerra contro i Talebani ed Al Qaida.
Iniziata nel 2001, è terminata nel 2014.
L’Italia ha avuto un ruolo importante nell’ambito della missione,
essendo stata la quarta nazione (su 43) per contributo di truppe, ed
a cui era stato affidato il Comando Regionale Occidentale, con
capoluogo Herat.
Uno degli aspetti specifici della missione, ovvero l’addestramento delle Forze di Polizia Afghane, è stato affidato all’Arma dei Carabinieri. Inizialmente l’Arma si è dedicata alla formazione degli allievi poliziotti, mentre in un secondo tempo, a partire dalla fine del 2009, con l’istituzione dei POMLTs (Police Operational Mentoring and Liaison Teams) venne creata questa nuova figura di consulenza con lo scopo di assistere i reparti già formati della Polizia Afghana (da ora indicata Afghan Uniformed Police, AUP) durante lo svolgimento dei loro compiti istituzionali, mettendo in pratica il concetto di unità embedded, ovvero il POMLT doveva essere di stanza nella stessa base dell’unità di polizia loro assegnata.
I POMLTs sarebbero stati istituti ad ogni livello gerarchico dell’AUP, ovvero a livello Comando Regionale, Provinciale e di Distretto. Ogni POMLT era costituito da esperti provenienti dall’organizzazione territoriale dell’Arma, con specifici background per poter fornire consulenza nelle divisioni operazioni, addestramento, personale, logistica, informatica (uno per settore) e da una aliquota di Force Protection costituita da personale del 1° rgt. CC par. “Tuscania”.
La prima Unità POMLT, di cui feci parte come mentor per il settore personale, venne istituita presso il Comando Regionale AUP di Herat. Anche se questo Comando non forniva personale per compiti istituzionali sul territorio, trattandosi appunto di un Comando di notevoli dimensioni, ci rendemmo subito conto delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare: se da un lato i nostri colleghi Carabinieri delle Training Units lavoravano con persone che non erano ancora entrate nel mondo della polizia, le nostre controparti afghane erano più anziane di noi, con trascorsi di guerre combattute e di tutte le tragedie che si erano susseguite nel loro paese. Molti di loro avevano un background che apparteneva più ad un soldato che a un poliziotto, ed il nostro lavoro fu basato inizialmente nello spiegare loro la differenza di compiti tra un soldato ed un tutore dell’ordine.
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altro problema di grande rilevanza era la comunicazione: gli
interpreti erano difficili da trovare, ed in Afghanistan vi sono
etnie che parlano diverse lingue, come il Dari, il Pashto o il
Tagiko.
All’inizio la diffidenza da parte afghana era palpabile: l’orgoglio professionale – consideravano quasi un insulto sentirsi consigliare da stranieri più giovani su come svolgere le loro funzioni – e l’età matura costituivano un muro che sembrava insuperabile, ma lentamente, nel corso dei mesi e della vicinanza quotidiana, siamo riusciti a sgretolarlo. Il segreto? Innanzitutto il rispetto per la loro cultura, le loro tradizioni e la religione dell’Islam. E tanta pazienza. Personalmente ho notato che la curiosità su qualsiasi cosa, il desiderio di conoscere più a fondo il mondo della mia controparte mi ha aiutato molto e questo è stato molto apprezzato, anche se una volta mi disse tutta questa mia voglia curiosità gli sembrava strana, per il solo fatto che dopo alcuni mesi me ne sarei andato e quasi sicuramente non avrei più rimesso piede in Afghanistan. Gli risposi che solo approfondendo la nostra conoscenza anche la fiducia reciproca sarebbe cresciuta e sarei stato lieto se anche lui talvolta avesse avuto la voglia di chiedermi qualcosa del mio paese o del mio lavoro.
Un’esperienza piena, vissuta intensamente. Capire e studiare la loro organizzazione, così diversa dalla nostra, improntata più sulla legge religiosa (Shari’a) che su un diritto penale è stato molto interessante ed è diventata parte di un bagaglio di esperienze che difficilmente può essere approfondita se non si vive a contatto quotidiano con simili realtà. Altro elemento fondamentale è stato lo studio della storia del paese, definito da Seth G. Jones nel suo saggio “il cimitero degli imperi” per tutte le vicissitudini che ha superato.
A proposito dello studio, per i partecipanti a questo particolare tipo di missione furono predisposti 4 corsi, di cui due prima dell’immissione in teatro, uno in Italia ed uno interforze in una delle nazioni Europee coinvolte nella missione, quindi un induction course in teatro per gli ultimi aggiornamenti ed un corso per Leader della contro-insurrezione, tenuto presso il Counterinsurgency Training Center di Kabul, per studiare le tattiche adottate dagli insurgents ed i metodi per contrastarle.
La missione rivestiva una grande importanza per la NATO – d’altronde un corpo di polizia efficace era indispensabile per il controllo del territorio dopo la fine del conflitto - e a circa due mesi prima della fine del mio turno di missione, venni inviato in Polonia, presso il NATO Joint Training Center di Bydogcsz, per riportare le esperienze dirette acquisite in teatro ai colleghi di forze di Polizia appartenenti ad altri paesi e pronti all’immissione nel teatro operativo afghano. Il Nostro POMLT fu uno dei primi ad ottenere la validazione concessa da una commissione NATO e quindi il contributo diretto nella preparazione dei POMLT che si sarebbero dovuti insediare fu ritenuto essenziale. Successivamente andai anche in Francia, presso il Centro di Eccellenza della Gendarmeria Francese di St. Astier, per il medesimo motivo. Tutto ciò ha per me costituito un’occasione unica per accrescere il mio bagaglio professionale ed è stato anche motivo di grandi soddisfazioni.
1Paolo Bonan, 1965, Carabinieri, Divisione CC Unità Mobili, addetto Uff. OAIO, NATO ISAF POMLT Afghanistan, Dicembre 2009 – Luglio 2010, Maresciallo Aiutante Sostituto Ufficiale Pubblica Sicurezza.

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