Asia

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Metodo di ricerca ed analisi adottato

Per il medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 sul blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com
seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al citato blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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mercoledì 30 novembre 2022

CIna. WEi Fenghe. MInistro della Difesa.


 Il Generale Wei Fenghe , ministro della Difesa della Repubblica Popolare Cinese ed ex comandante delle forze missilistiche dell'Esercito Popolare di Liberazione Cinese.

Uno specialista delle forze missilistiche a capo della difesa cinese sottolinea  l'importanza data nella strategia cinese alle forze missilistiche e quindi nucleari.

sabato 19 novembre 2022

mercoledì 9 novembre 2022

Nicolò Paganelli Analisi Parametrale Giugno 2022 PAKISTAN

 

Il Pakistan è situato in Asia Meridionale e confina con Cina a NE, India a E-SE, Iran a SO, Afghanistan a NO ed è bagnato a S dal Mare Arabico; il Paese ha una superficie totale di 796.096 kmq di cui le foreste occupano 37.259 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato il Pakistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Dalle analisi effettuate, il Pakistan è in stato di conflitto permanente dal 1947 ad oggi con la vicina India per i territori del Kashmir stimando oltre 45.000 morti totali (stima 2020, fonte Center for Systemic Peace), la Cina si defilò nel '63 dopo la firma dell'accordo sui confini sino-pakistani; nel 2019 si era arrivato a dichiarare “regione a statuto speciale” di Jammu e Kashmir, ma l'India non riconobbe la nuova designazione e si riaccesero i combattimenti. L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India rappresenta uno dei principali rischi attuali per la sicurezza globale nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari rapporti su situazioni conflittuali nell'area, si teme una possibile futura guerra nucleare tra i due Paesi. L'unico Paese limitrofo attualmente in aperto conflitto è l'India che, oltre a combattere col Pakistan, minacciata ai confini dalla Cina, ha ripreso le relazioni con gli USA. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi. L'Iran non è attualmente in guerra con nessuno, nonostante i problemi con USA e Israele riguardo la ricerca nucleare e varie formazioni militari e paramilitari (sostenute e finanziate dal Governo iraniano), anche terroristiche, operanti in Siria, Iraq e Libano. L'Afghanistan non è in aperto conflitto con nessuno.

In base ai dati ed alle informazioni raccolte e analizzate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, il Pakistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.        

lunedì 31 ottobre 2022

giovedì 20 ottobre 2022

Nicolo Paganelli Analisi parametrale Giugno 2022 TAGIKISTAN

 

Il Tagikistan è situato in Asia Centrale e, privo di sbocchi sul mare, confina con Kirghizistan a N, Cina a E, Afghanistan a S e Uzbekistan a O; il Paese ha una superficie totale di 142.600 kmq di cui le foreste occupano 4.238 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato il Tagikistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Il Tajikistan non è attualmente in conflitto aperto con nessuno Stato estero, mantiene però alte tensioni col vicino Kirghizistan a causa dei numerosi scontri sul confine tra i due Paesi, uno di questi sfociato in una breve ma intensa guerra, nei giorni dal 28 aprile al 1° maggio 2021, che provoco oltre 50 morti tra militari e civili, oltre a centinaia di feriti; questo scontro benché durato poco è considerato il peggior conflitto militare transfrontaliero in Asia Centrale da molti anni, incendiato da uno stallo su un impianto di distribuzione dell'acqua, purtroppo sempre più scarsa col tempo e non sempre garantita dai due Governi ai cittadini residenti sul confine. Da lì, i due Paesi si impegnarono a demarcare i confini. Dei Paesi limitrofi nessuno è attualmente in conflitto aperto con altri Stati. Il Kirghizistan, dopo i fatti avvenuti a fine aprile 2021 col Tagikistan, non è più in conflitto con altri Stati; si verificano comunque ancora scontri interetnici e incidenti sulle frontiere. L'Uzbekistan non è in conflitto con nessuno, ma si verificano ogni tanto scontri sulle frontiere tagiko-uzbeke e kirghiso-uzbeke. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi. L'Afghanistan attualmente non è in conflitto aperto con nessuno.

In base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, il Tagikistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.

 

domenica 9 ottobre 2022

La stampa cinese contro le ultime iniziative di Putin

 I maggiori giornali cinesi controllati dal Governo centrale hanno criticato la mobilitazione del 300 mila riservisti russi annunciata da Valdimir Putin il 21 settembre 2022. Secondo gli analisti più accreditati si tratta di una svolta sorprendente. In alcuni articoli si afferma, peraltro, che l'impiego dei riservisti non cambierà le sorti del conflitto e che il morale dei soldati russi, alla vigilia dell'inverno, è basso a causa dei pasti scarsi e delle armi obsolete. . Il capo Redattore  del Global Times, XU Hijin, quotidiano notoriamente controllato dal Partito Comunsta Cinese ha condannato fermamente la minaccia ormai sulla bocca dei responsabili russi in modo molto allarmante dell'impiego dell'arma nucleare tattica. Secondo gli analisti cinesi, l'impiego delle armi nucleari tattiche darebbe a Putin una vittoria effimera sul campo, ma rischia di mettere in gioco la pace mondiale, e quindi anche la sicurezza della Cina.

Fonte: L'Internazionale n. 1480  30 settembre 2022.

martedì 20 settembre 2022

venerdì 9 settembre 2022

Nicolò Paganelli Analisi Parametrale Giugno 2022 KIRGHIZISTAN

 

Il Kirghizistan è situato in Asia Centrale e, privo di sbocchi sul mare, confina a N con Kazakistan, con la Cina a E-SE, Tagikistan a SO, e Uzbekistan a O; il Paese ha una superficie totale di 199.945 kmq di cui le foreste occupano 13.153,8 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato il Kirghizistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Il Kirghizistan non è attualmente in conflitto aperto con nessuno Stato estero, mantiene però tensioni alte col vicino Tagikistan a causa dei numerosi scontri sul confine tra i due Paesi, uno di questi sfociato in una breve ma intensa guerra, nei giorni dal 28 aprile al 1° maggio 2021, che provoco oltre 50 morti tra militari e civili, oltre a centinaia di feriti; questo scontro benché durato poco è considerato il peggior conflitto militare transfrontaliero in Asia Centrale da molti anni, incendiato da uno stallo su un impianto di distribuzione dell'acqua, purtroppo sempre più scarsa col tempo e non sempre garantita dai due Governi ai cittadini residenti sul confine. Da lì, i due Paesi si impegnarono a demarcare i confini. Il Kazakistan non è attualmente in guerra con nessuno. Il Tagikistan, dopo i fatti avvenuti a fine aprile 2021 col Kirghizistan, non è più in conflitto con altri Stati; si verificano comunque ancora scontri interetnici e incidenti sulle frontiere kirghise e uzbeke. L'Uzbekistan non è in conflitto con nessuno. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi.

In base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano alcune debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, il Kirghizistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area. 

mercoledì 31 agosto 2022

sabato 20 agosto 2022

Nicolò Paganelli Analisi Parametrale Giugno 2022, Kazakistan

 

Il Kazakistan, trovandosi tra i due continenti Europa e Asia, è uno dei c.d. Paesi transcontinentali; confina a N-NO con la Russia, con Cina a E, Kirghizistan a SE, Uzbekistan a S, Turkmenistan a SO ed è bagnato dal Mar Caspio a O; il Paese ha una superficie totale di 2.724.900 kmq di cui le foreste occupano 34.546,8 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato il Kazakhstan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Dai dati e dalle informazioni raccolte e analizzate, il Kazakistan non è stato, e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero negli ultimi 5-10 anni. Il Paese sfrutta strategicamente la sua posizione geografica per tenere buoni rapporti internazionali con Russia, Cina e UE. Con l'instabilità afghana nel 2021, il Kazakistan si è riunito il 5-6 agosto dello stesso anno al summit organizzato ad Avaza (Turkmenistan) con Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan ed Uzbekistan, per riflettere sulla sicurezza e cooperazione regionale; dall'ascesa al potere dei Talebani il Paese si è mosso subito per instaurare un dialogo con i nuovi leader afghani. Il Paese ha ottimi rapporti con la Russia, con cui collabora sulle comuni sfide per la sicurezza nell'area e cooperazione, ma intrattiene anche buone relazioni con l'UE in tema di cooperazione e commercio. Dei suoi Paesi limitrofi nessuno è in conflitto aperto con altri Stati. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi. Le attività russe attualmente in corso in territorio ucraino non intendono un conflitto ufficialmente ed apertamente dichiarato, ma trattasi di operazioni militari speciali; viceversa l'Ucraina trovandosi a difendere i propri confini ha dovuto dichiarare “guerra” alla Federazione Russa. Turkmenistan e Uzbekistan non sono in conflitto aperto con nessuno. Il Kirghizistan attualmente non è in conflitto con nessuno, però mantiene alte tensioni con il vicino Tagikistan per il problema dei confini in cui si verificano ancora duri scontri tra forze kirghise e tagike.

Dalle analisi effettuate quindi si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, il Kazakistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.

mercoledì 10 agosto 2022

Sri Lanka. Un nuovo presidente per fronteggiare la crisi

 

di Emanuele Giordana

Ranil Wikremesinghe è da ieri il nuovo Presidente dello Sri Lanka eletto col voto dei 225 deputati che gli hanno tributato 134 voti contro i soli 82 del suo maggior rivale, Dullas Alahapperuma. Le ragioni della scelta sembrano da ricercare in una miscela di fattori ma soprattutto in due concetti: continuità, ossia conoscenza della macchina dello Stato per evitare che precipiti nel caos, e rispettabilità agli occhi degli stranieri con cui andranno negoziati i debiti per 50 miliardi di dollari dello Sri Lanka. Ma agli occhi del popolino, che ne voleva le dimissioni da Premier – gli ha incendiato la casa e occupato gli uffici – Ranil rappresenta una continuità di altro tipo. Quanto alla rispettabilità, proprio la sua appartenenza a una continuità garantita da sei mandati come Premier, la fa apparire ai più davvero discutibile. Anche perché, nominato Presidente temporaneo dall’ex capo dello Stato in fuga (rifugiatosi a Singapore), Wikremesinghe ha imposto e prolungato la stato di emergenza.

Uomo storicamente del centro destra, sostenuto dallo Sri Lanka Podujana Peramuna (Slpp) – il partito di famiglia del clan Rajapaksa – Ranil è stato ritenuto l’unico in grado di negoziare la situazione debitoria con Fmi, Bm. indiani e cinesi. Ha sbaragliato Alahapperuma, uomo dello Slpp che godeva dell’appoggio esplicito di Mahinda Rajapaksa, segnando anche una frattura nel partito di maggioranza ormai in netta crisi di identità. Il paradosso è dunque che è stato eletto da un partito con cui si è sempre scontrato anche per aver tentato due volte – invano – la corsa alla presidenza La sinistra, rappresentata dal candidato Anura Kumara Dissanayake, leader della partito ex insurrezionalista Janatha Vimukthi Peramuna, ha ricevuto solo i voti dei suoi unici tre parlamentari.

Se per lo Slpp Wikremesinghe rappresenta la possibilità di evitare una futura debacle elettorale e se per Ranil la presidenza è il modo per continuare ad essere arbitro dei destini del Paese, è abbastanza chiaro come la sua elezione possa esser stata digerita dalla piazza. Che, al momento, ha però evitato una nuova vampata di protesta in uno stato di tensione che la fa immaginare pronta a rianimarsi sotto ceneri ben accese.

Del resto, quando in maggio Mahinda Rajapaksa, fratello del Presidente, dovette dimettersi da Premier sull’onda della protesta popolare, Gotabaya Rajapaksa ricorse a Ranil Wikremesinghe sperando che gli levasse le castagne dal fuoco. Ma il nuovo sodalizio tra ex nemici, ora reiterato dal voto parlamentare di ieri, non ha fatto che proiettare nell’immaginario popolare l’idea – non del tutto peregrina – che di queste élite non ci sia da fidarsi. Gotabaya per altro è scappato dando a lui l’incarico di Presidente temporaneo. Difficile immaginare che Ranil non sapesse che chi lo nominava stava facendo le valige con la complicità della marina militare.

In copertina Ranil Wikremesinghe 

mercoledì 20 luglio 2022

Nicolò Paganelli. UZBECHISTAN GIUGNO 2022 Analisi parametrale

L'Uzbekistan è situato in Asia Centrale e, privo di sbocchi sul mare, confina a N-NO con Kazakistan, con Kirghizistan e Tagikistan a E, Afghanistan a SE e Turkmenistan a S; il Paese ha una superficie totale di 444.103 kmq di cui le foreste occupano 36.896,6 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato l'Uzbekistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Dalle analisi effettuate, l'Uzbekistan non è stato, e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero negli ultimi 5-10 anni. Dei Paesi limitrofi nessuno è attualmente in conflitto aperto con altri Stati. Tagikistan e Kirghizistan attualmente non sono più in conflitto tra loro, ma si verificano comunque frequenti schermaglie e incidenti sui confini uzbeko-tagiko e tagiko-kirghiso.

In base ai dati e alle informazioni raccolte e analizzate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di sviluppo, in cui le Capacità dello Stato sono abbastanza forti, indicando che il Paese è in un “circolo virtuoso”, ossia il rafforzamento di capacità e resistenza dello Stato.

In conclusione, l'Uzbekistan attualmente è in una condizione di sviluppo (in positivo) in relazione a situazioni conflittuali nell'area.  

domenica 10 luglio 2022

Materiali per Tesi di Laurea Rapporti Russia Cina

 

POLITICS

Enforcer of Hong Kong security law sworn in as city's new leader. Xi Jinping swore in John Lee as the city's next chief executive, making him the first security policy expert to run the international financial hub since its handover from Britain.

Russia arrests scientist for alleged collaboration with Chinese secret services. Russia has reportedly detained a scientist in Siberia on suspicion of state treason for allegedly collaborating with China's security services.

Insitute for Economic and Peace del 5 luglio 2022  Info: ricerca,cesvam@istitutonastroazzurro.org

www.valoremilitare.blogspot.com

giovedì 30 giugno 2022

domenica 19 giugno 2022

Gadget dell'Istitutodel Nastro Azzurro



 o Gadget possono essere chiesti a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

martedì 31 maggio 2022

Scheda Parametrale. Paese Afgamista.

 Autore: Nicolò Paganelli

AFGHANISTAN – NOTA

 

L'Afghanistan è situato tra Asia Centrale e Meridionale e, privo di sbocchi sul mare, confina a N con Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan, con la Cina a NE, il Pakistan a E e S, e l'Iran a O; il Paese ha una superficie totale di 652.864 kmq di cui le foreste occupano 12.084,4 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, avendo bene a mente il cambiamento radicale avvenuto da agosto 2021, si è analizzato l'Afghanistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Dalle analisi effettuate, l'Afghanistan non è stato, e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero, nonostante abbia visto sul suo territorio lunghe guerre (l'ultima conclusasi al termine di agosto 2021). L'unico Paese limitrofo attualmente in conflitto è il Pakistan, coinvolto nella guerra del Kashmir contro l'India dal 1947 a oggi (la Cina si defilò nel '63 quando firmò l'accordo sui confini sino-pakistani), con un numero di morti totale di circa 45.000 sommati di tutti gli anni (fonte Center for Systemic Peace). L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India rappresenta uno dei principali rischi attuali per la sicurezza globale nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari rapporti su situazioni conflittuali nell'area, si teme una possibile futura guerra nucleare tra i due Paesi. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi. Uzbekistan e Tagikistan non sono in conflitto aperto con nessuno, ma si verificano comunque frequenti schermaglie sui confini uzbeko-tagiko e tagiko-kirghiso. Iran e Turkmenistan non sono attualmente in conflitto aperto con nessuno.

In base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, l'Afghanistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.     

venerdì 20 maggio 2022

Scheda Parametrale. Afganistam

 Autore: Nicolò Paganelli

AFGHANISTAN

 

a)                 FATTORE STORICO: CONFLITTI

La seguente tabella riporta i conflitti terminati negli ultimi 10 anni e quelli ancora in corso in cui è coinvolto l'Afghanistan:

 

Periodo

Stati Coinvolti

Nr. Morti

-

-

-

 

* Per il parametro “FATTORE STORICO: CONFLITTI” il criterio utilizzato è la stima esclusiva dei conflitti classici dichiarati Stato contro Stato.

 

 

b)                 PAESI LIMITROFI IN CONFLITTO

N Turkmenistan-Uzbekistan-Tagikistan, NE Cina, E e S Pakistan, O Iran.

 

TURKMENISTAN: NO

UZBEKISTAN: NO.

TAGIKISTAN: NO

CINA: NO

PAKISTAN: SÌ. (Guerra del Kashmir contro India 1947-oggi, circa 45.000 morti tot.).

IRAN: NO.

 

* Per il parametro “PAESI LIMITROFI IN CONFLITTO” il criterio utilizzato è la stima esclusiva dei conflitti classici Stato contro Stato.

 

 

f)                  AREA GEOGRAFICA

La superficie totale dell'Afghanistan è 652.864 kmq.

 

 g)                 AREA FORESTALE

L'area coperta da foreste è in totale 12.084,4 kmq.

   

1.                  Parametrizzazione dei Fattori di Squilibrio:

La tabella di seguito riportata illustra la parametrizzazione dei parametri sopra analizzati.

 

 

 

Tabella 1 - Parametrizzazione dei Fattori di Squilibrio

Fattori di Squilibrio

Parametro

1. Fattore storico: conflitti

Anno di termine dell’ultimo conflitto.

 

“N” significa che il Paese non ha avuto nessuno conflitto.

 

Fonte: Center for Systemic Peace

2. Paesi limitrofi in conflitto

Numero di Paesi limitrofi in conflitto.

 

“N” significa nessuno  dei Paesi limitrofi è in conflitto

 

Fonte: Center for Systemic Peace

6. Area Geografica

Valore in migliaia di Kmq.

 

Fonte: Banca Mondiale (The World Bank)

7. Area Forestale

Valore in migliaia di Kmq.

 

Fonte: Banca Mondiale (The World Bank)

Note:

§  “-” significa dato non disponibile

§  Per i parametri “Fattore storico: conflitti” (1) e “Paesi limitrofi in conflitto” (2) si sono stimati esclusivamente i conflitti classici Stato contro Stato.

 

 

 

 

2.      Valutazione dei Fattori di Squilibrio e delle Capacità dello Stato:

La tabella 2 qui sotto riportata illustra come sono stati valutati i 4 Fattori di Squilibrio in relazione alla Capacità dello Stato “Sicurezza”.

 

 

 

Tabella 2 - Valutazione dei Fattori di Squilibrio e Capacità dello Stato “Sicurezza”

Fattori di Squilibrio

(F.S.)

Criterio di valutazione

1. Fattore storico: conflitti *

 

(F.S.1)

   Conflitti terminati negli ultimi 5 anni (2017 – 2022): -1

   Conflitti terminati tra 5 e 10 anni (2012 – 2017): 0

   Conflitti terminati da più di 10 anni / nessuno conflitto: +1

(F.S.1) = +1

2. Paesi limitrofi in conflitto *

 

(F.S.2)

   2 o più Paesi limitrofi in conflitto: -1

   1 Paese  limitrofo in conflitto: 0

   Nessuno Paese limitrofo in conflitto: +1

(F.S.2) = 0

6. Area Geografica

 

(F.S.6)

   Area geografica maggiore di 1.000 migliaia Kmq: -1

   Area geografica compresa  tra 100 e 1.000 migliaia Kmq: 0

   Area geografica minore di 100 migliaia Kmq: +1

(F.S.6) = 0

7. Area Forestale

 

(F.S.7)

   Area forestale maggiore di 100 migliaia Kmq: -1

   Area forestale compresa tra 10 e 100 migliaia Kmq: 0

   Area forestale minore  di 10 migliaia Kmq: +1

(F.S.7) = 0

Nota:

    * Per i parametri “Fattore storico: conflitti” (F.S.1) e “Paesi limitrofi in conflitto” (F.S.2) si sono stimati esclusivamente i conflitti classici Stato contro Stato.

 

 

 

Tabella 2 - Valutazione dei Fattori di Squilibrio e delle Capacità dello Stato (continuazione)

 Capacità dello Stato (C.S.)

 

Formula di valutazione

1. Sicurezza

 

(C.S.1)

=

3 * [(F.S.1) + (F.S.2) + (F.S.6) + (F.S.7)]

9

 

 

 

=> Sicurezza (C.S.1) = ~ +0,3

 

Note:

   Per (F.S.1), (F.S.2), (F.S.6), (F.S.7) si è usato il range di punti “-1”, “0”, “+1” assegnati ai vari Fattori di Squilibrio.

   Il parametro (F.S.1), in ragione di essere uno dei Fattori di Squilibrio che rappresentano i più importanti motivi che conducono ad una instabilità dello Stato, ha ricevuto peso “3” nella formula sopra citata.

   NELLA FORMULA SCRITTA SOPRA (F.S.1) HA MANTENUTO IL VALORE ACQUISITO NEL RANGE da -1 a +1, INDICATO NELLA TABELLA PRECEDENTE ALLA VOCE “Fattore storico: conflitti”.

 

 

 

3.                  Indicatori delle Capacità dello Stato e degli Scenari:

La tabella 3 illustra come sono assegnati gli indicatori alla Capacità dello Stato “Sicurezza” ed agli Scenari.

 

Tabella 3 - Indicatori delle Capacità dello Stato e degli Scenari

1. Ad ogni Capacità dello Stato (C.S.) è stato assegnato un indicatore rosso, giallo o verde secondo il seguente criterio:

   C.S. di -1 a -0,6 è indicatore rosso, corrispondente a Capacità dello Stato molto debole (valore “-2”);

   C.S. di -0,5 a +0,5 è indicatore giallo, corrispondente a Capacità dello Stato con qualche debolezza (valore “-1”); e

   C.S. di +0,6 a +1 è indicatore verde, corrispondente a  Capacità dello Stato abbastanza forte (valore +1,5).

 

=> (C.S.1) = +0,3 => C.S. GIALLO (-1)

 

2. Assumendo per  ogni Capacità dello Stato – da  C.S.1 a  C.S.5 – i valori “-2”, “-1” o “+1,5” secondo il criterio sopra citato, i valori degli Scenari per ogni Stato sono stati ottenuti secondo la seguente  formula:

 

Scenario = (C.S.1)

                   5

=> Scenario = -0,2

3.  Ad ogni Scenario è stato assegnata una  un indicatore rosso, giallo o verde secondo il seguente criterio:

   Scenario da -2 a -1,1 è indicatore rosso, corrispondente ad uno scenario di instabilità (circolo vizioso);

   Scenario da -1 a -0,1 è indicatore giallo, corrispondente ad  uno scenario di stabilità (le Capacità dello Stato hanno delle debolezze che indicano che il Paese è né in un circolo vizioso né in un circolo virtuoso);

   Scenario da 0 a +1,5 è indicatore verde, corrispondente ad uno scenario di sviluppo (circolo virtuoso).

=> Scenario = -0,2 => SCENARIO GIALLO (STABILITÀ: NO CIRC. VIZIOSO/NO CIRC. VIRTUOSO)

 

sabato 30 aprile 2022

Le Relazioni tra Cina e Stati Uniti

 Le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti rappresentano oggi il nodo più importante a livello globale. Un rapporto che è stato sempre altalenante, alternando periodi di efficace e proficua collaborazione a situazioni di grande attrito , come quella che viviamo in questi giorni. Breve storia di un rapporto difficile:  una sintesi storica dei rapporti far le due superpotenze a partire dalla nascita della Repubblica popolare cinese

di Maurizio Sacchi

Gli Stati Uniti e la Cina sono rispettivamente la prima e la seconda economia mondiale, ma è quasi certo, ed imminente,  il sorpasso della superpotenza asiatica su quella a stelle strisce. La Cina è il secondo creditore estero degli Stati Uniti, dopo il Giappone. Un aspetto paradossale di questo confronto è  che spesso le maggiori tensioni si siano verificate quando alla guida degli Stati uniti sono state amministrazioni democratiche, mentre, al di là della retorica nazionalista, si siano avuti momenti di apertura reciproca durante alcune delle presidenze a guida repubblicana. Ma la questioneè talmente complessa da resistere a facili semplificazioni.  

Quasi subito dopo la proclamazione della  Repubblica popolare i rapporti fra i due colossi sono nati fra le difficoltà .L’nvasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, con i suoi  stretti legami con Mosca e Pechino, causò l’’approvazione da parte del  Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della Risoluzione 82, che prevedeva l’azione militare contro la Corea del Nord.malgrado l’opposizione dell ‘Unione Sovietica, che pose il veto, Mao Zedong,  Presidenre della Repubblica popolare cinese (Rpc)  vedeva come una minaccia la presenza di  forze ostili al proprio confine. L’avvertimento del Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Zhou Enlai, secondo cui la Cina sarebbe intervenuta in guerra per motivi di sicurezza nazionale, fu respinto dal Presidente Usa Truman. Alla fine di ottobre del 1950, la Cina si scontrò con le forze americane e internazionali. Durante la Battaglia del Fiume Ch’ongch’on, il cinese Esercito Volontario del Popolo sconfisse l’Ottava Armata statunitense. I cinesi uscirono vittoriosi anche nella Terza battaglia di Seul e nella battaglia di Hoengsong, ma in seguito al contrattacco  delle forze dell’Onu il fronte si spostò sul 38° parallelo. La situazione di stallo si concluse con la firma dell’Accordo di armistizio coreano il 27 luglio 1953. Da allora, la Corea divisa è diventata un fattore importante nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, con ingenti forze americane di stanza nella Corea del Sud.

Nei successivi anni della Guerra fredda, tra Cina e Usa le relazioni furono gelide, anche perché gli statunitensi continuavano a riconoscere come unica Cina la Repubblica nazionalista di Taiwan, nata dallo stabilirsi nell’antica Formosa del governo in esilio di Chang Kai-Shek. Il deteriorarsi dei rapporti fra l’Urss e la Cina maoista offriva agli Stati uniti l’occasione per indebolire i sovietici, e costruire un’alleanza, o almeno un accordo, col gigante asiatico. Nel suo discorso inaugurale del 1969, il presidente americano Richard Nixon affermò che i due Paesi stavano entrando in un’era di negoziati dopo un’era di scontri. Sebbene durante la campagna presidenziale Nixon avesse sostenuto a gran voce Chiang Kai-Shek, nella seconda  parte del mandato cominciò a  dichiarare che non vi fosse “nessuna ragione per lasciare la Cina arrabbiata e isolata”.  Anche se un editoriale del Quotidiano del Popolo lo denunciò come “un capo tribù a cui il mondo capitalista si era rivolto per disperazione”, Nixon riteneva che fosse nell’interesse nazionale americano instaurare una relazione con la Cina, nonostante le enormi differenze tra i due Paesi. Questo cambiamento di rotta è da attribuire al suo Consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger. Iniziava così quella che fu definita come “diplomazia del ping-pong”.

Diplomazia del ping-pong

Nel 1971, un incontro amichevole in Giappone tra i giocatori di ping-pong Glenn Cowan e Zhuang Zedong aprì la strada a una visita in Cina di atleti americani, fino ad allora improponibile, che il Presidente Mao approvò personalmente..La diplomazia del ping-pong permise anche ai giornalisti di entrare nel Paese, rompendo una barriera che esisteva in precedenza. Nel luglio 1971, Henry Kissinger  si dette malato durante un viaggio in Pakistan e non apparve in pubblico per un giorno. In realtà era in missione top-secret a Pechino per negoziare con il premier cinese Zhou Enlai. L’incontro con Zhou Enlai fu produttivo, e il leader cinese espresse la speranza di un miglioramento delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, sostenendo  che fossero stati gli Stati Uniti ad aver intenzionalmente isolato la Cina, e non viceversa, e che qualsiasi iniziativa per ripristinare i legami diplomatici dovesse provenire da parte americana. “Siamo disposti ad aspettare tutto il tempo necessario. Se questi negoziati falliscono, col tempo arriverà un altro Kennedy – che a quanto pare aveva iniziato contatti segreti prima di venire ucciso –  o un altro Nixon”.

Il 15 luglio 1971, il presidente Richard Nixon rivelò al mondo la missione e annunciò di avere accettato l’invito a visitare la Rpc. Questo annuncio provocò un immediato shock in tutto il Mondo. Negli Stati Uniti, alcuni anticomunisti della linea dura (in particolare il senatore dell’Arizona Barry Goldwater) denunciarono la decisione, ma la maggior parte dell’opinione pubblica appoggiò la mossa e Nixon vide il balzo nei sondaggi che sperava. Nixon aveva ottime credenziali anticomuniste, era praticamente immune dall’essere definito “morbido nei confronti del comunismo”. Anche nella Rpc la decisione incontrò l’opposizione di elementi radicali. Apparentemente, la fazione era guidata da Lin Biao, capo dell’esercito, che proprio allora morì in un misterioso incidente aereo sulla Mongolia mentre cercava di  fuggire verso l’Unione Sovietica. La sua morte mise a tacere la maggior parte del dissenso interno.

Dal 21 al 28 febbraio 1972, il Presidente Nixon si recò a Pechino, Hangzhou e Shanghai. Al termine del viaggio, gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese emisero il Comunicato di Shanghai, una dichiarazione dei rispettivi punti di vista in politica estera. Nel comunicato, entrambe le nazioni si impegnarono a lavorare per la piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Gli Stati Uniti riconoscevano la posizione della Rpc, secondo cui tutti i cinesi su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan condividono la posizione “una sola Cina”,  e che Taiwan  ne fa parte. La dichiarazione ha permesso, fino ad oggi,  agli Stati Uniti e alla Rpc di accantonare temporaneamente la questione di Taiwan e di aprire gli scambi e le comunicazioni. Inoltre, nella dichiarazione,  sia gli Stati Uniti che la Cina concordavano di intervenire contro “qualsiasi Paese” che voglia stabilire una “egemonia” nell’Asia-Pacifico. 

I benefici economici della normalizzazione furono lenti, poiché i prodotti americani avrebbero impiegato decenni per penetrare nel vasto mercato cinese. Sebbene la politica di Nixon nei confronti della Cina sia considerata da molti come il punto culminante della sua presidenza, altri, come William Bundy, hanno sostenuto che essa abbia apportato ben pochi benefici agli Stati Uniti. Ma intanto i rapporti diplomatici erano stabiliti, e gli Usa installarono un United States liason office (Uslo) a Pechino: di fatto un’ambasciata.  Tra il 1973 e il 1978,  George W. Bush, Thomas S. Gates, Jr. e Leonard Woodcock hanno servito come capi dell’Uslo con il grado di ambasciatore. La Cina  chiarì di considerare l’Unione Sovietica il suo principale avversario. L’ufficiale di collegamento George Bush concluse: “La Cina continua a volere che siamo forti, che difendiamo l’Europa, che aumentiamo i nostri bilanci per la difesa, ecc.” Bush concluse che l’impegno americano era essenziale per sostenere i mercati, gli alleati e la stabilità in Asia e nel mondo.

Il 1° gennaio 1979 gli Stati Uniti trasferiscono il riconoscimento diplomatico da Taipei a Pechino. Gli Stati Uniti ribadirono il riconoscimento del Comunicato di Shanghai della posizione cinese secondo cui esiste una sola Cina e Taiwan è una parte della Cina; Pechino  accettava da parte sua che gli americani continuassero a mantenere contatti commerciali, culturali e altri contatti non ufficiali con la popolazione di Taiwan. Taiwan, pur aspettandosi pienamente questo passo, espresse il suo  disappunto per non essere stata consultata prima L.’Unione Sovietica e i suoi alleati dell’Europa dell’Est si mostrarono per lo più indifferenti, la Romania ha accolto con favore la mossa, mentre Cuba e l’Albania vi si opposero con forza. La Corea del Nord rilasciò una dichiarazione in cui si congratulava con “i nostri fraterni vicini per aver posto fine alle relazioni a lungo ostili con gli Stati Uniti”.

Nodo Taiwan

Poco dopo essere stato eletto Presidente nel 1980, Ronald Reagan pronunciò un discorso in cui criticava la Repubblica popolare, e si compiaceva del ripristino dei legami con Taiwan. Queste osservazioni suscitarono una certa preoccupazione a Pechino, ma i consiglieri di Reagan si scusarono rapidamente per i suoi commenti e il Presidente eletto li ritrattò presto. I primi due anni di mandato di Reagan videro un certo deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina a causa del forte anticomunismo del Presidente e dell’incapacità delle due nazioni di trovare un’intesa sul conflitto coreano, su quello israelo-palestinese e sulla guerra delle Falkland-Malvine. Nel 1982, il leader cinese Deng Xiaoping, ribadendo la teoria dei “tre mondi” di Mao Zedong, criticò l’imperialismo degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica.

Dal rinnovo delle relazioni tra Stati Uniti e Cina all’inizio del 1979, la questione di Taiwan è rimasta una delle principali fonti di contesa.. Nell’aprile del 1979, il Congresso degli Stati Uniti ha firmato la legge sulle relazioni con Taiwan (Taiwan Relations Act), che incoraggia le relazioni non ufficiali con Taiwan, ma anche il diritto degli Stati Uniti di fornire a Taiwan armi di carattere difensivo. Clausola che appena resa nota causò la ferma opposizione della Repubblica popolare. Il Segretario di Stato Alexander Haig visitò la Cina nel giugno 1981 nel tentativo di risolvere le preoccupazioni cinesi sulle relazioni non ufficiali dell’America con Taiwan. L’allora  vicepresidente Bush visitò la Rpc nel maggio 1982. Otto mesi di negoziati produssero  il comunicato congiunto Usa-Rpc del 17 agosto 1982. In questo terzo comunicato, gli Stati Uniti dichiararono la loro intenzione di ridurre gradualmente il livello di vendita di armi alla Repubblica di Cina e la Rpc definì  “fondamentale” questo impegno, nella  ricerca di una soluzione pacifica alla questione di Taiwan.

Piazza Tienanmen

Durante le amministrazioni di Bill Clinton e George W. Bush,  vennero dispiegati sistemi di armamento navale e aereo a Guam e in Giappone, e la cooperazione con Singapore era iniziata con la costruzione di una struttura per portaerei nella base navale di Changi. “L’Amministrazione Bush ha assegnato un’ulteriore portaerei al teatro del Pacifico e il Pentagono ha annunciato nel 2005 che avrebbe dispiegato il 60% dei sottomarini statunitensi in Asia”. Gli americani, allora  ottimisti sullo svilupparsi  di caratteristiche democratiche in Cina in parallelo alla rapida crescita economica, furono traumatizzati e sorpresi dalla brutale repressione delle proteste pro-democratiche di Piazza Tienanmen nel 1989. Gli Stati Uniti e altri governi adottarono allora una serie di misure contro la violazione dei diritti umani da parte della Cina. Gli Stati Uniti sospesero gli scambi di funzionari di alto livello con la Rpc e le esportazioni di armi dagli Stati Uniti a Pechino. 

Qui comincia la stagione delle sanzioni economiche. Nell’estate del 1990, al vertice del G7 di Houston, l’Occidente ha fatto pressante richiesta di riforme politiche ed economiche alla Cina continentale, in particolare nel campo dei diritti umani. Tienanmen ha gravemente deteriorato  le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e l’interesse degli investitori statunitensi per la Cina continentale è calato drasticamente.  L’amministrazione Bush denunciò la repressione e sospese alcuni programmi commerciali e di investimento il 5 e il 20 giugno 1989, ma fu il Congresso a imporre molte di queste azioni e la Casa Bianca stessa assunse un atteggiamento molto meno critico nei confronti di Pechino, esprimendo ripetutamente la speranza che i due Paesi potessero mantenere relazioni normalizzate.

Questo cambiamento di rotta degli Usa causò forti reazioni in Cina. Il manifesto del 1996 “La Cina può dire no”, i cui autori chiedevano a Pechino di intraprendere azioni più aggressive contro gli Stati Uniti e il Giappone per costruire una posizione internazionale più forte ne fu un caso esemplare. Il Governo cinese  dapprima approvò il manifesto, La Cina che sa dire no: scelte politiche ed emotive nell’era post-Guerra Fredda, che  divenne  un bestseller, ma poi lo proibì, definendolo estremista e irresponsabile. La sua popolarità indica comunque  la crescita del sentimento antiamericano e antigiapponese nel pubblico cinese, e  la disillusione di molti cinesi più giovani e più istruiti alla ricerca di un ruolo importante nei sistemi economici e politici globali..

Durante la campagna per le presidenziali del 2000, George W. Bush  criticò ripetutamente la precedente amministrazione Clinton-Gore per l’eccessiva amicizia con la Cina, percepito come un concorrente strategico. Nell’aprile 2001, un caccia J-8 della Plaaf – l’aviazione cinese – entrò in collisione con un aereo da ricognizione EP-3 della Marina statunitense che volava a sud della Rpc, in quello che divenne noto come l’incidente dell’isola di Hainan. L’EP-3  riuscì a effettuare un atterraggio di emergenza sull’isola di Hainan, nella Rpc nonostante i danni; l’aereo della Rpc  precipitò invece con la perdita del suo pilota, Wang Wei. L’equipaggio  americano venne fatto prigioniero dopo aver distrutto tutti i documenti classificati relativi alle operazioni dell’aereo. Dopo lunghe trattative, sfociate nella “lettera delle due scuse”, l’equipaggio dell’EP-3  venne  rilasciato e autorizzato a lasciare la Rpc undici giorni dopo. L’aereo statunitense fu restituito da Pechino tre mesi dopo in pezzi, dopodiché le relazioni tra gli Stati Uniti e la Rpc tornarono gradualmente a migliorare.

L’ostilità di Bush e il “perno” di Obama

All’inizio della sua presidenza Bush incrementò la vendita di armi a Taiwan, compresi 8 sottomarini. La posizione ostile di Bush nei confronti della Cina venne improvvisamente ribaltata dopo gli attentati dell’11 settembre, e la Cina divenne un alleato nella nuova “guerra contro il terrore”, congelando  gli accordi degli Stati uniti con Taiwan. Il Presidente Obama ha  cambiato le priorità strategiche degli Stati uniti, definendone come  “perno” (pivot) l’Asia orientale, concentrando la diplomazia e il commercio degli Stati Uniti nella regione. Il continuo emergere della Cina come grande potenza è stato uno dei temi principali della presidenza di Obama. Conosciuto anche come “Pivot to Asia”, il “pivot” militare e diplomatico americano, o “rebalance”, verso l’Asia è diventato una parola d’ordine dei democratici americani dopo che Hillary Clinton ha scritto “America’s Pacific Century”, su Foreign Policy. L’articolo della Clinton sottolinea l’importanza dell’Asia-Pacifico, notando che quasi la metà della popolazione mondiale vi risiede, rendendo il suo sviluppo vitale per gli interessi economici e strategici americani. La Clinton afferma che “i mercati aperti in Asia offrono agli Stati Uniti opportunità senza precedenti per gli investimenti, il commercio e l’accesso a tecnologie”.

Sebbene i due Paesi abbiano collaborato su questioni come il cambiamento climatico, le relazioni tra Cina e Stati Uniti hanno registrato tensioni per quanto riguarda le rivendicazioni territoriali nel Mar cinese meridionale e nel Mar cinese orientale. Nel 2016, gli Stati Uniti hanno ospitato per la prima volta un vertice con l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean), riflettendo la ricerca dell’amministrazione Obama di relazioni più strette con l’Asean e altri Paesi asiatici.   Dopo aver contribuito a incoraggiare elezioni in Myanmar, che tiene stretti legami con la Rpc, Obama revocò molte sanzioni statunitensi sul Paese. Obama ha anche aumentato i legami militari degli Stati Uniti con il Vietnam, l’Australia e le Filippine, ha incrementato gli aiuti al Laos e ha contribuito al ristabilimento di relazioni più cordiali tra  Corea del Sud e  Giappone. Obama concepiva infatti il Partenariato Trans-Pacifico come pilastro economico chiave del pivot asiatico. 

Le critiche a Obama 

Non tutti però erano d’accordo con Obama. Robert S. Ross, associato al John King Fairbank Center for Chinese Studies dell’Università di Harvard, sostiene per esempio  che il “pivot” verso la Cina sta creando una profezia che si autoavvera, per cui la politica statunitense “aggrava inutilmente le insicurezze di Pechino e non farà altro che alimentare l’aggressività della Cina, minare la stabilità regionale e diminuire la possibilità di cooperazione tra Pechino e Washington”. “Le giuste politiche per la Cina dovrebbero placare, e non sfruttare, le ansie di Pechino, proteggendo al contempo gli interessi degli Stati Uniti nella regione” (Ross, Robert (Foreign Affairs November–December 2012). “The Problem with the Pivot: Obama’s New Asia Policy Is Unnecessary and Counterproductive”).

Donald Trump operò una svolta,  ritirando la firma degli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico nel gennaio 2017. Di conseguenza, l’accordo non ha potuto essere ratificato e non è entrato in vigore.  La conversazione telefonica del Presidente Trump con la Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen il 2 dicembre 2016 è stato il primo contatto di questo tipo con Taiwan da parte di un Presidente eletto o di un Presidente americano dal 1979. Ha provocato una protesta diplomatica da parte di Pechino. Trump ha poi chiarito la sua mossa: “Capisco perfettamente la politica di ‘una sola Cina’, ma non so perché dobbiamo essere vincolati da una politica di ‘una sola Cina’ a meno che non facciamo un accordo con la Cina che abbia a che fare con altre cose, incluso il commercio”.

Il giorno dell’insediamento del Presidente Trump, un funzionario dell’Esercito Popolare di Liberazione ha scritto che l’accumulo militare degli Stati Uniti in Asia e la sua spinta ad armare la Corea del Sud con il sistema di difesa missilistico THAAD erano “punti caldi provocatori che si stavano avvicinando all’accensione” e che le possibilità di guerra erano diventate “più reali”. Dopo una conversazione telefonica con Trump del 3 luglio 2017, Xi  Jimping dichiara che: “Le relazioni Cina-Stati Uniti hanno fatto grandi progressi negli ultimi giorni, ma sono state anche influenzate da alcuni fattori negativi” Cosa si intenda con  “fattori negativi”, lo spiega Geng Shuang, portavoce del Governo cinese, che in un briefing televisivo ammoniva: “Con il pretesto della libertà di navigazione, la parte americana ha nuovamente inviato navi militari nelle acque territoriali cinesi delle isole Xisha (Paracel). Ciò ha violato il diritto cinese e internazionale, ha violato la sovranità cinese, ha turbato l’ordine, la pace e la sicurezza delle acque interessate e ha messo in pericolo le strutture e il personale delle isole cinesi interessate. Si tratta di una grave provocazione politica e militare. La parte cinese è fortemente insoddisfatta e si oppone fermamente alle azioni degli Stati Uniti”.

Un altro punto critico della presidenza Trumpè stato l’arresto della direttrice finanziaria di Huawei il 1° dicembre 2018. Nell’agosto 2018, il governo statunitense ha firmato un aggiornamento della legislazione per il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti, ampliando il controllo governativo sugli investimenti,soprattutto finanziati dallo Stato cinese, nelle startup tecnologiche statunitensi. Michael D. Swaine nel 2019 avvertiva: “Le forze, gli interessi e le convinzioni spesso positive e ottimistiche che hanno sostenuto i legami bilaterali per decenni stanno cedendo il passo a un indebito pessimismo, all’ostilità e a una mentalità a somma zero in quasi tutte le aree di impegno”.

Le relazioni con la nuova amministrazione Biden nel 2021 hanno visto acuirsi le tensioni su commercio, tecnologia e diritti umani, in particolare per quanto riguarda Hong Kong e il trattamento delle minoranze in Cina. Inoltre, le tensioni internazionali relative al controllo del Mar Cinese Meridionale sono rimaste elevate. Tuttavia, le amministrazioni Biden e Xi hanno concordato di collaborare su progetti a lungo termine riguardanti i cambiamenti climatici, la proliferazione nucleare e la pandemia globale. Il 18 e 19  marzo 2021 si sono svolti colloqui bilaterali in Alaska. Blinken e il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan hanno incontrato il membro del Politburo Yang Jiechi e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Gli americani hanno attaccato duramente le politiche cinesi in materia di diritti umani, attacchi informatici, Taiwan e la repressione nello Xinjiang e a Hong Kong. La controparte cinese ha attaccato la posizione degli Stati Uniti nel mondo e ha difeso i diritti di sovranità e il modello di sviluppo della Cina.

L’epoca di Biden

ll 3 marzo 2021, l’amministrazione Biden ha riaffermato la forza delle relazioni tra gli Stati Uniti e Taiwan nell’Interim National Security Strategic Guidance dell’amministrazione. L’8 marzo 2021, l’amministrazione Biden ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Saremo al fianco di amici e alleati per far progredire la prosperità, la sicurezza e i valori condivisi nella regione dell’Indo-Pacifico.  Manteniamo i nostri impegni di lunga data, come indicato nei Tre Comunicati, nel Taiwan Relations Act e nelle Sei Assicurazioni.  E continueremo ad assistere Taiwan nel mantenere una sufficiente capacità di autodifesa”.

Il 23 maggio 2022, il presidente Biden, durante il suo viaggio in Asia, ha giurato di difendere Taiwan con l’esercito statunitense in caso di invasione da parte della Cina. Il 2 agosto 2022, infine, Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha visitato Taiwan, provocando la risposta militare ed economica da parte della Cina che occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Qui siamo alla cronaca di questi giorni e qui si ferma la nostra breve sintesi storica dei rapporti tra i due grandi colossi mondiali, senza dimenticare quanto conta l’alleanza strategica tra Cina e Russia saldatasi durante la guerra in corso in Ucraina