Asia

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Metodo di ricerca ed analisi adottato

Per il medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 sul blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com
seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al citato blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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sabato 28 maggio 2011

Turchia Convegno Novembre 2011

La Società Geografica Italiana,

ha il piacere di inviarLe in allegato la call for papers per l'importante convegno internazionale che si terrà a Istanbul dal 22 al 25 novembre 2011, dal titolo Culturale Heritage - Istanbul 2011. Science and Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean Basin. La Società Geografica, infatti, all'interno dell'evento organizza e coordina una parte della Sessione dedicata ai Museums projects & benefits, che avrà come titolo Museums Projects among Tourism, Local Systems and International Networks for the Mediterranean Heritage. A Geographical Debate.
Si ricorda, come menzionato all'interno, che la scadenza per la presentazione degli abstract alla coordinatrice scientifica, prof.ssa Fiorella Dallari, è fissata al 20 giugno p.v. Nell'allegato, si troveranno tutte le specifiche del caso.

Nella speranza di aver fatto cosa gradita, si porgono cordiali saluti,

Simone Bozzato
Segretario generale della Società Geografica Italiana

mercoledì 4 maggio 2011

IRAN

L’Iran nella scacchiera internazionale: funzionalità al sistema o elemento deviante?

Maurizio Cocianch


1. Premessa

Il ruolo del processo democratico interno all’Iran è una chiave di lettura di centrale importanza per l’analisi e la pianificazione della politica estera di molti importanti attori dello scenario internazionale.

Gli Stati Uniti, Israele, l’Unione Europea, la Cina e la Russia sono coinvolti in un processo a diversi livelli che si prefigge come obiettivo il blocco della proliferazione nucleare a fini bellici in Iran. La complessità del proposito si evidenzia nella difficoltà che si incontra nel trovare un accordo strategico che possa permettere all’Iran di ottenere i suoi obiettivi strategici ed alle potenze occidentali di evitare una deviazione dal Trattato di Non Proliferazione. Il mancato rispetto da parte dell’Iran del TNP andrebbe sicuramente a significare la proliferazione di armi nucleari.

Gli interessi in gioco dei diversi attori coinvolti sono molteplici. La Russia, l’India e la Cina hanno goduto in modo diverso di questa instabilità andando a rafforzare la loro posizione energetica a livello globale ed assicurandosi rapporti privilegiati con la seconda riserva mondiale di gas ed uno dei più grossi produttori di petrolio del pianeta. Gli Stati Uniti manifestano un maggiore interesse nella stabilità regionale e nella tutela del TNP. Israele mantiene le distanze in quanto si sente minacciato direttamente dall’Iran nucleare. L’Europa non unita vuole affermarsi come attore globale mediate la risoluzione della crisi. Sul tavolo ci sono troppi attori e l’unico che beneficia di questa situazione è il regime iraniano che può sfruttare l’incertezza nella mediazione e le diverse posizioni dei mediatori.

Una cosa è sicura, la deviazione dell’Iran dalle disposizioni dal TNP comporterebbe ulteriori tensioni nel quadrante mediorientale, che potrebbero sfociare anche in azioni militari dirette verso gli impianti di arricchimento dell’uranio localizzati sul territorio iraniano e nel suo sottosuolo.

L’azione militare sarebbe un fallimento per tutti. Il processo di cambiamento interno subirebbe un arresto immediato a fronte di un compattamento sulle posizioni di regime. L’instabilità nel quadrante sarebbe alimentata dal nazionalismo iraniano e nello scenario in cui si entrerebbe le soluzioni sarebbero ancora più complesse e dolorose.

La comprensione delle modalità evolutive della società iraniana diventa sempre più importante in un contesto dove il compromesso sembra sempre più difficile.





2. Il rafforzamento della democrazia e l’inserimento nei processi di globalizzazione: una soluzione possibile

Le evoluzioni interne alla Repubblica islamica andranno ad influenzare pesantemente lo scenario internazionale. Si può prevedere che l’orientamento di politica internazionale dell’Iran andrà a modificarsi nel medio periodo in quanto la maggioranza della popolazione, composta da giovani con meno di trent’anni, manifesta una forte insoddisfazione nei confronti dello Stato e delle istituzioni. Questa insoddisfazione e la mancanza di libertà potrebbero portare ad un soft regime change, e, quindi, all’avvicinamento dell’Iran alla comunità internazionale ed alle sue regole.

L’Iran è pervaso da un forte nazionalismo e le metodologie di approccio che hanno gli altri Stati nel processo di mediazione ne dovrebbero tener debitamente conto. Inoltre, la popolazione ha un’accentuata sensibilità verso gli stimoli esterni e le pressioni mediatiche a cui viene sottoposta. Per questa ragione le azioni intraprese nel processo di mediazione devono essere calibrate in modo da non alimentare il fuoco della Repubblica islamica, permettendo all’attuale regime di mantenersi in vita mediante la strumentalizzazione della percezione di pericolo esterno e della volontà di potenza regionale.

In questo momento si sta assistendo chiaramente ad un processo di rivoluzione sociale. Una tipologia di rivoluzione sicuramente con effetti a lungo termine, che è caratterizzata dall’apparente immobilità ma che a seguito di stress esterni potrebbe accelerare, o deviare, il suo processo. Questa lentezza nel cambiamento è frustrante soprattutto per la giovane popolazione iraniana, in quanto il bisogno di cambiamenti viene avvertito ma vi è al contempo il forte nazionalismo che mantiene la situazione stabile.

Il processo di globalizzazione alimenta in modo diretto il processo di cambiamento all’interno della Repubblica islamica. Questo processo risente delle azioni della comunità internazionale e può essere sicuramente accelerato e “guidato” dai Paesi interessati alla stabilità nella regione mediorientale. Diverse sono le tipologie di azioni intraprese per alimentare il processo di cambiamento all’interno dell’Iran, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Anche non disponendo dello strumento diplomatico, gli USA sono attivamente coinvolti in processi mediatici e di finanziamento delle opposizioni all’interno del Paese. Si corre il rischio che delle azioni troppo spinte possano influenzare negativamente l’opinione pubblica e produrre effetti indesiderati. Data la composizione della popolazione e la potenzialità economica dell’Iran si dovrebbe agire sul medio periodo, andando ad implementare azioni informative e di sussidio verso i giovani in modo che questi diventino sempre più partecipi del processo di globalizzazione culturale e quindi riuscire a far loro condividere i valori basilari delle nostre democrazie, come la uguaglianza e la libertà.

1.1 Conflittualità esplicita con gli Stati Uniti

La difficoltà di rapporti esistente tra Stati Uniti ed Iran è cosa nota. Da entrambe le parti non vi sono segnali, o sono molto deboli, che permettano di stabilire quando potrà riprendere un rapporto diplomatico e commerciale tra i due Paesi.

Da parte dell’Iran, o meglio dalla parte integralista della popolazione, gli Stati Uniti incarnano il concetto di “Grande Satana”. I principi occidentali sono visti come pericolosi per il mondo islamico e per il Paese, il materialismo e la corruzione sono nemici da combattere. Le manifestazioni nei confronti del nemico statunitense sono frequenti ma, seguendo un approccio realista, non sembra possibile che l’Iran adotti una politica aggressiva verso gli Stati Uniti. I decisori politici, e Khamenei in particolare, sono consci delle ripercussioni che il suo Paese subirebbe in caso di aggressività.

Da parte statunitense sono stati numerosi i segnali che hanno permesso di comprendere l’atteggiamento del presidente Bush nei confronti dell’Iran. Fin dal discorso d’inaugurazione dei suoi quattro anni di presidenza ha inserito l’Iran nell’”asse del male” assieme all’Iraq ed alla Corea del Nord.

Vari sono stati i richiami al ruolo della Repubblica islamica nel sostegno al terrorismo e alla sua volontà di sviluppare programmi missilistici e nucleari, corroborati dalla notizia che l’Ucraina ha venduto all’Iran 12 missili Cruise destinati al trasporto di testate nucleari con portata di 3000 chilometri . Questi missili sarebbero in grado di colpire obiettivi strategici per l’Iran come ad esempio Israele.

Come molti analisti rilevano da parte americana si rischia di avere una conoscenza approssimativa della realtà politica interna all’Iran, e si correre il rischio d’interpretazioni non precise della reale situazione. Questa mancanza d’informazioni e di filtri empatici è data principalmente dalla mancanza di rapporti diplomatici e commerciali tra i due Paesi. Le percezioni sono mediate da seconde o terze parti che non fanno altro che alimentare i pregiudizi già esistenti .

Se non fosse per la posizione geopolitica del Paese e per la scarsa fiducia che nutrono gli Stati Uniti nei confronti del suo governo teocratico la posizione dell’Iran non dovrebbe destare alcuna preoccupazione.

L’Iran però si trova al confine con un Iraq non stabile ed in una regione dove la tensione tra Israele e Palestina è ancora al livello di guardia. Dopo l’elezione di Hamas le problematiche sembra si stiano accentuando anche a causa degli attacchi mirati che Israele continua a portare a termine contro i vertici dell’organizzazione palestinese ora al potere.

Israele non è un Paese riconosciuto dalla Repubblica Islamica e più volte si è manifestato, perlopiù sotto forma di slogan politico, la volontà di “cancellarlo dalle carte geografiche”. Tesi avvalorata dalle dichiarazioni di un alto funzionario che ha detto: “noi non useremo mai armi nucleari contro stati membri dell’Onu. La frase, posso assicurare, non è stata scelta a caso. Avremmo potuto dire “contro altri stati”. Così dal momento che l’Iran non riconosce l’entità sionista come uno stato, Israele sarebbe rimasto fuori da questa solenne promessa. Invece non l’abbiamo fatto. Devo aggiungere altro?” .

Gli Stati Uniti provano nei confronti dell’Iran una sensazione di pericolo e di incertezza e, come più volte manifestato dallo stesso Presidente Bush, non si escluse che gli stessi possano intervenire militarmente se il processo diplomatico e le sanzioni economiche dovessero fallire.

La richiesta di stanziamenti al Congresso da parte del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld per un ordigno nucleare a speciale penetrazione, adatto alla distruzione di impianti e basi sotterranee, lascia presagire la preparazione ad un eventuale attacco preventivo alle facilities nucleari nascoste, che gli americani presumono esistere .

In tutti i casi il governo americano sta studiando le possibili modalità di intervento per “facilitare” un cambio di governo a Teheran.

Anche Israele ha più volte fatto intendere che un attacco preventivo alle strutture nucleari è possibile, una possibilità che è ancora più evidente dopo l’acquisto da parte israeliana di 6 bombe convenzionali con forte potere di penetrazione ed alcune migliaia di bombe da aereo ad alta precisione .

Risulta ben noto che ci sono movimenti, anche se limitati, all’interno di Israele e Stati Uniti a favore di un attacco preventivo nei confronti dell’Iran nel caso in cui le poco efficaci, sempre secondo queste correnti di pensiero, politiche diplomatiche europee non andassero a buon fine .

1.2 L’intesa a tre europea ed il ruolo dell’Italia

L’Italia nel tavolo delle trattative tra Iran ed Europa per quanto riguarda la questione nucleare risulta assente, e non per sua volontà. Nonostante gli interessi economici e geopolitici che la nostra nazione possiede nei confronti dell’Iran è stata esclusa dal gruppo leader, un Direttorio a tre composto da Francia, Gran Bretagna e Germania. Questo può essere considerato un vero e proprio “declassamento” dell’Italia nello scenario politico europeo .

Il Direttorio europeo, o come più diffusamente chiamato in gergo diplomatico EU 3 o UE 3, si è manifestato per la seconda volta con la missione nell’ottobre 2003 da parte dei Ministri degli Esteri Dominique de Villepin, Joschka Fischer e Jack Straw a Teheran per l’inizio dei negoziati che li vedrà impegnati nel tentativo di frenare le ambizioni nucleari iraniane.

La volontà di avere un programma nucleare, dichiaratamente per scopi civili, crea forti preoccupazioni in seno agli Stati Uniti, all’Unione Europea ed all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), organismo facente parte delle Nazioni Unite.

Il gruppo EU 3 si è proposto di intervenire direttamente tramite un approccio diplomatico per attuare un’intermediazione tra la volontà e gli interessi europei e statunitensi e le legittime rivendicazioni nucleari iraniane.

L’Iran è un firmatario del trattato TNP, il che gli consente l’attuazione di una legittima politica nucleare per fini civili, che comprende anche il processo di arricchimento dell’uranio.

Altri incontri, però a livello diplomatico, sono seguiti a quelli dell’ottobre 2003 a Teheran. Nel luglio e nel settembre 2004 la Francia, la Gran Bretagna e la Germania hanno cercato di imporre gli accordi stipulati nel precedente incontro.

L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea Javier Solana ha partecipato all’incontro successivo tenutosi nel novembre 2004 a Parigi, legittimando in un certo qual modo il gruppo d’intervento EU 3.

Alla fine di questi incontri è stata presentata all’AIEA una proposta di accordo con l’Iran che prevedeva la sospensione temporanea dell’arricchimento dell’uranio tramite impianti di centrifugazione. Questo accordo ha bloccato il deferimento da parte dell’AIEA al Consiglio di sicurezza dell’ONU della politica nucleare iraniana, come più volte sollecitato dagli Stati Uniti. In questo caso sarebbe in ogni modo stato probabile il veto da parte della Cina e della Russia, visti i loro interessi diretti dal punto di vista energetico e strategico, per le eventuali sanzioni economiche.

Naturalmente l’Iran pretende delle contropartite reali da parte europea , e non solo, per la sua collaborazione in campo della non proliferazione. A maggior ragione del fatto che può rivendicare la piena legittimità del processo di arricchimento dell’uranio secondo i trattati TNP. La discussione su queste contropartite è iniziata a Parigi il 12 dicembre 2004 tra i Ministri degli Esteri del Direttorio.

Grazie alla sospensione temporanea delle sue attività di arricchimento l’Iran ha ottenuto l’inizio da parte della Commissione europea delle trattative per un accordo di commercio e di cooperazione.

Gli Stati Uniti si sono resi disponibili a mettere a disposizione degli incentivi economici in cambio della rinuncia dell’Iran al suo programma nucleare, dimostrando il supporto, almeno a parole, all’intervento diplomatico europeo. La contropartita chiesta dagli americani all’EU 3 è stato l’impegno di deferire l’Iran al Consiglio di Sicurezza se Teheran dovesse continuare ad opporsi alla rinuncia totale dell’arricchimento dell’uranio.

1.3 Il ruolo di Mosca

Un attore che potrebbe avere un ruolo cruciale nella partita tra Occidente ed Iran è sicuramente la Russia.

Gli interessi economici e strategici che la legano al più importante Paese del Medio Oriente sono molteplici, vanno dal petrolio agli accordi energetici. Una commistione che potrebbe agevolare l’adeguamento della politica nucleare iraniana ai requisiti richiesti dagli Stati Uniti e dall’Europa per abbassare la soglia di rischio percepita in questo momento.

Gli atteggiamenti di Mosca rimangono comunque ambigui. Dalle dichiarazioni di Putin dopo l’incontro con Bush a Bratislava il 24 febbraio 2004 si è inteso che la Russia fosse allineata con le vedute statunitensi per quanto riguarda la proliferazione di armi nucleari. Ma al contempo è chiaro che non crede possibile, o intende farlo capire, che l’Iran possa sviluppare tecnologie nucleari militari dall’esperienza nucleare civile. La costruzione di una centrale nucleare per la produzione elettrica, che sarà operativa nel 2006, non viene ritenuta prodromo di una proliferazione successiva. Nella costruzione della centrale la Russia è uno dei maggiori interessati, in quanto fornisce sia la tecnologia che presumibilmente, se il processo di arricchimento dell’uranio verrà bloccato, anche il combustibile fissile.

Questa collaborazione economica è stata sancita anche da un discorso di Putin a seguito di un incontro con il Capo del Consiglio di Sicurezza iraniano Rowani, avvenuto nel febbraio 2005, dove ha dichiarato esplicitamente: “Le recenti iniziative di Teheran ci hanno convinto che l’Iran non ha intenzione di produrre l’arma atomica. Su questa base proseguiremo la cooperazione bilaterale in tutti i settori, compreso quello dell’energia nucleare” .





1.4 I difficili rapporti di “vicinato” con Israele

Dopo che il 26 ottobre 2005 il neopresidente Mahmud Ahmadi-Nejad ha pronunciato ad un congresso dedicato al sionismo la frase che “Israele va cancellato dalla carta geografica” il mondo si è ricordato che tra Israele ed Iran esiste una conflittualità radicata.

Il rapporto di tensione tra Israele e l’Iran ha raggiunto oggi il suo apice e vi è un reale rischio per gli equilibri della regione derivante dalla possibili evoluzioni di questa difficile “vicinanza” tra una potenza nucleare, o presunta tale, ed una con un processo nucleare in elaborazione.

Israele innanzi tutto non è riconosciuto come Stato legittimo da parte della Repubblica Islamica, e non sono nuove dichiarazioni di questo tipo nei confronti dello Stato ebraico. L’ayatollah Khomeini ha iniziato ad utilizzare questa dialettica di tensione fin dal 1979, riconoscendo in Israele un nemico, più virtuale che reale, da combattere e per cui coalizzare le forze sociali interne.

Ma il sentimento anti-sionista era già presente nella popolazione iraniana durante il periodo dello scià. Attualmente la percezione di questo problema da parte della popolazione sta cambiando. Il cittadino medio solidarizza ancora con il popolo palestinese ma non crede sia più il caso di avere un coinvolgimento diretto dell’Iran nel conflitto come avveniva in passato .

Non pochi problemi crea questo mancato riconoscimento di Israele e, soprattutto, il supporto ad organizzazioni terroristiche operanti in Palestina per la liberazione dall’”invasore” ebraico. Le formazioni terroristiche appartenenti alla jihad, come Hezbollah, hanno da sempre fatto riferimento per quanto riguarda la formazione ed il finanziamento all’Iran. Finché non ci sarà un riconoscimento di Israele sicuramente il processo di pace con i palestinesi sarà più difficile.

Lo Stato israeliano si sente fortemente minacciato dalla volontà di potenza nucleare dell’Iran e dall’implementazione di sistemi d’arma missilistici in grado di colpire il suo territorio . In varie occasioni, e l’ultima il 5 dicembre 2005, Israele si è dichiarato favorevole ad un attacco preventivo su Teheran e le sue centrali nucleari.

La volontà espressa di costruire un secondo impianto nucleare ha nuovamente posto la questione di un attacco preventivo, una posizione che è stata espressa anche dall’ex primo ministro Benjamin Netaniahu .

Dopo il crollo del regime iracheno l’Iran ed Israele si sono ritrovati nella posizione di uniche potenze regionali, in concorrenza tra loro per ottenere la leadership. Comunque, Israele non è disposta ad attuare una politica di equilibrio di potenza con Teheran, e quindi è probabile un attacco preventivo per evitare la costruzione di assetti nucleari. Non è pensabile che la situazione si risolva tramite rapporti diplomatici diretti, l’unica soluzione prospettabile è tramite la mediazione dell’EU 3 o di Mosca per il raggiungimento di un equilibrio.

2 SCENARI POSSIBILI

2.1 Proliferazione senza attacco

Uno dei tre scenari che si ritiene più probabili è quello dove l’Iran riesce a perseguire una politica di proliferazione delle armi nucleari senza subire attacchi alle infrastrutture atte alla produzione degli armamenti o del combustibile fissile.

Non è ipotizzabile che l’Iran dichiari apertamente la volontà di perseguire tali politiche. E’ invece molto probabile che segua l’esempio di Paesi come l’India ed il Pakistan, che sono arrivati all’arma nucleare senza dichiararlo esplicitamente ma facendolo percepire solo attraverso i test nucleari effettuati alla fine degli anni ’90.

Per perseguire la costruzione di armamenti nucleari l’Iran non potrebbe dare l’accesso all’AIEA per i controlli sulle centrali e sulle basi dedicate. Si creerebbe una conflittualità con questo organismo internazionale che farebbe immediatamente risaltare la volontà, anche se non esplicitata, di costruire armamenti nucleari.

In questa tipologia di scenario si immagina che Israele non attacchi l’Iran in quanto valuti questo attacco pericoloso per la radioattività emessa nella regione e per l’inefficacia dello stesso.

Questo tipo di scenario è quello meno probabile, anche alla luce delle ultime dichiarazioni di Israele e dalle reazioni passate a volontà di proliferazione in Iraq.

Se però questo si avverasse, per l’Iran sarebbe una vittoria strategica in quanto riuscirebbe a far parte del “club nucleare” aumentando la percezione di sicurezza e creando un fattore aggregante a sostegno dell’attuale governo, che sarebbe visto dalla popolazione come forte a livello internazionale.

2.2 Proliferazione con attacco israeliano

Questo scenario acquista consistenza in questo periodo grazie alle dichiarazioni fatte dal governo israeliano di voler “prevenire” una proliferazione nucleare iraniana. Questa risulta essere una minaccia credibile ed il comportamento dell’Iran sembra non valutarla in modo troppo negativo. Infatti ci sono state dichiarazioni di voler perseguire la politica nucleare civile con la costruzione di una seconda centrale attiva dopo Bushehr entro il 2006. Contemporaneamente si è però cercato di riattivare il processo di mediazione europeo per creare una sorta di bilanciamento dei rischi. La tensione che si sta creando però potrebbe essere eccessiva per la sensibilità israeliana, che potrebbe non tener conto del processo di mediazione ed attaccare comunque.

Un attacco israeliano potrebbe avere un effetto positivo per il governo iraniano in quanto prenderebbe ancora più consistenza la figura del nemico, necessaria per ottenere il supporto popolare, e quindi il “sacrificio”, al perseguimento della politica nucleare bellica. Questa verrebbe fatta percepire come indispensabile alla sicurezza del Paese e quindi un sacrificio economico maggior da parte della popolazione verrebbe accettato.

Non è prospettabile che si blocchi la volontà di perseguire l’arma nucleare in quanto le basi a disposizione per le ricerche sono difficilmente individuabili ed il programma di ricerca è già in stato avanzato.

Un attacco israeliano avrebbe un effetto negativo sull’equilibrio mediorientale e sul processo di democratizzazione iraniano. Si darebbe consistenza e legittimità al governo attuale, bloccando tutte le correnti democratiche.



2.3 Non proliferazione grazie alla mediazione del gruppo EU 3 supportato da Mosca

La soluzione che prevede la mediazione del “Direttorio” europeo, supportato ed in coordinazione con la Russia, è la soluzione che si ritiene possa portare ai migliori risultati per quanto concerne la transizione democratica iraniana ed il processo di stabilità.

Probabilmente anche dopo adeguati incentivi economici e l’accettazione formale di un accordo di non proliferazione l’Iran potrebbe perseguire comunque la volontà nucleare.

Il vantaggio sarebbe duplice, innanzitutto godrebbe dei forti incentivi economici che l’Europa e la Russia sono disposti a mettere a disposizione per la stabilità, poi l’Iran riuscirebbe comunque a raggiungere lo status di potenza regionale. La violazione degli accordi e quindi la devianza è difficilmente controllabile, sono necessari strumenti di incentivazione e di controllo molto complessi e condivisi con il governo iraniano.

Anche in questo scenario la posizione del governo sarebbe vincente, le sanzioni alle quali potrebbe venir sottoposto dopo l’accertamento del possesso delle armi nucleari sarebbe insufficiente e senza possibilità di poter modificare la situazione in essere.

Oltretutto le sanzioni potrebbero avere effetti degenerativi per il mercato petrolifero e quindi anche per l’Occidente ed i Pesi consumatori, un’arma a doppio taglio con la quale non si vuole rischiare.

CONCLUSIONI

Con la volontà da parte dell’Iran di acquisire armamenti nucleari, la possibilità di un attacco da parte di Israele o da parte degli Stati Uniti, dotati di maggiori capacità tecnologiche, appare meno remoto. Soprattutto se il processo di mediazione dovesse fallire e quindi non si riuscisse, mediante incentivi economici e di sicurezza, ad incanalare l’Iran verso un processo di non proliferazione, anche all’interno di uno sviluppo di tecnologie nucleari civili per la produzione di energia. Quest’opzione non avrà risultati benefici sulla situazione nel suo complesso.

Un’intromissione di Israele, o degli Stati Uniti, nelle questioni interne iraniane non farebbe altro che innescare un processo degenerativo all’interno della società persiana. Lo spirito nazionalista, che è già molto alto, diventerebbe lo strumento utilizzato dal regime per una coesione nei confronti delle sue politiche e gli permetterebbe di aumentare il grado di sacrificio richiesto alla popolazione in termini di benessere economico e di libertà. L’attacco non fermerebbe la volontà di perseguire un “interesse nazionale prioritario” che verrebbe visto dalla popolazione come necessario per proteggersi dagli “invasori”. Il primo attacco innesterebbe un circolo vizioso dal quale non sarebbe facile uscire, se non attraverso una guerra guerreggiata, esattamente quello che il popolo iraniano non vuole.

Sperando che questo attacco non ci sia, altre potrebbero essere le soluzioni che le democrazie coinvolte potrebbero adottare per diminuire la percezione di rischio che l’Iran suscita.

Innanzitutto la mediazione diplomatica dell’Europa è necessaria. Non si vuole dare all’Europa una centralità assoluta, dimenticando il ruolo degli Stati Uniti, ma nel caso in questione sembra evidente che, assieme alla Russia, è l’unico soggetto che può mettere sul tavolo incentivi credibili per portare alla modificazione delle politiche di proliferazione nucleare. L’Europa viene vista dall’Iran come un soggetto credibile ed in grado di offrire, essendo un fondamentale partner commerciale, vantaggi economici di un certo rilievo. Comunque, l’Europa per assumere maggiore credibilità dovrebbe agire congiunta, attraverso i suoi organi istituzionali, e non attraverso la “rappresentanza” di solo tre Paesi. Se però questo non fosse possibile per divergenza di vedute interne, la trattativa di EU 3 dovrebbe continuare, magari con l’inserimento dell’Italia, dati i traffici di assoluto rilievo che ha con la Repubblica Islamica.

La Russia ha una forte influenza sull’Iran, per questo dovrebbe agire in modo coordinato con l’EU 3 o in futuro con l’Unione Europea nel suo complesso. Il suo aiuto all’Iran nello sviluppo delle tecnologie nucleari civili dovrebbe al contempo garantire la non proliferazione di armi. Questo probabilmente potrebbe essere fatto attraverso l’accentramento dei processi di arricchimento sul suo territorio, sempre sotto il forte controllo dell’AIEA.

Il processo più importante che dovrebbe essere facilitato, e che sicuramente darebbe i migliori risultati, è il cambiamento dall’interno. Questo non inteso come il favoreggiamento di una nuova rivoluzione, ma come la facilitazione di un cambiamento sociale che potrebbe permettere, anche a medio termine, una modificazione dell’assetto istituzionale innanzitutto della Repubblica Islamica per poi arrivare alla democrazia.

Quest’obiettivo potrebbe essere raggiunto attraverso l’intervento umanitario “non invasivo” sul territorio iraniano nel momento del bisogno, come durante i fenomeni sismici, per poi arrivare alla diffusione dei media occidentali. Tutti i Paesi, anche gli Stati Uniti, potrebbero adottare una politica di questo tipo per avvicinare l’Iran alla democrazia.

L’importanza della circolazione delle persone non deve essere trascurata, gli iraniani che vanno all’estero per apprendere e che poi tornano in patria sono dei “cavalli di Troia” della democrazia. Gli studenti in primis dovrebbero avere la possibilità di studiare negli Stati Uniti, la loro meta preferita, per poi tornare in Iran con nuove idee e voglia di cambiamento.

Il popolo iraniano è pronto per forti cambiamenti, ora spetta alle “democrazie occidentali” capire come utilizzare l’onda della globalizzazione per cambiare in modo non traumatico il regime istituzionale di un Paese.

BIBLIOGRAFIA

Articoli

- Achille ALBONETTI, Il declassamento dell’Italia e l’unità dell’Europa, Affari Esteri, num. 146-aprile 2005

- Ali ANSARI, Writing on the Wall, The World today, March 2005

- Ali ANSARI, Prodigal President, The World today, June 2005

- Corriere della Sera, Iran:via a un secondo impianto nucleare, 5 dicembre 2005

- Masserat EBRAHIMI e Ziba JALALI NAINI, I giovani alla ricerca dello spazio perduto, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Editoriale, Dopo gli ayatollah, il diluvio?, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Henry H. GAFFNEY, Lucio MARTINO, Daniel J. WHITENECK, A Nuclear-Armed Iran’s Impact on Global Security, CEMISS Paper

- Ali GHEZELBASH, Il petrolio come arma, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Roger HOWARD, Why Israel fears an Iranian Bomb, RUSI Journal, n.1 2005

- Ramin JAHANBEGLOO, Chi comanda in Iran, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Maurizio MARTELLINI e Riccardo REDAELLI, Come si gioca al tavolo nucleare, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Mohsen MEHRAN, Le vie del gas non sono infinite, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Abbas MILANI, U.S. Foreign Policy and the Future of Democracy in Iran, The Washington Quarterly, Summer 2005

- Keith MYERS, Not by oil alone, The World today, June 2005

- Trita PARSI, Gerusalemme e Teheran non sono nemici naturali, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Heydar POURIAN, Ricco e povero, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Alberto RONCHEY, Se l’atomica è islamica, Corriere della Sera, 25 novembre 2005

- Bonafsheh SAMGISS, Poveri giovani, Limes “L’Iran tra maschera e volto”, n:5/2005, Gruppo editoriale L’Espresso

- Text of Mahmoud Ahmadinejad’s Speech, New York Times, 30/10/2005

Siti internet

http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=vr&url=/2/3687_1

giovedì 21 aprile 2011

ISRAELE


Materiale di Approfondimento

Giovanni Sale S.I.
La questione israelo-palestinese

L’articolo, seguendo lo sviluppo storico-politico, mette a confronto alcune posizioni orientate a risolvere la difficile questione israelo-palestinese. La soluzione bistatuale (due Stati, due popoli) a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dopo la Risoluzione ONU del 1947 è stata privilegiata dalla comunità internazionale e negli anni scorsi è stata posta come base di partenza nelle trattative delle due parti. Il raggiungimento di tale obiettivo è ancora ufficialmente lo scopo principale delle politiche sia del Governo di Israele sia dell’Autorità Nazionale Palestinese. Va ricordato però che la tesi monostatuale sostenuta apertamente dai fondamentalisti islamici, in questi ultimi anni ha guadagnato terreno tra alcuni studiosi e osservatori anche ebrei, della realtà mediorientali. In ogni caso le soluzioni appaiono di difficile attuazione.

Articolo La Civiltà Cattolica, Anno 161 2010 II 546-558, quaderno 3841, 19 giugno 2010

Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail civcat@laciviltàcattolica.it

mercoledì 13 aprile 2011

ARABIA SAUDITA

Scheda Pase
2010



Paese: ARABIA SAUDITA
Macro Area: MEDIO ORIENTE
Descrizione geografica:
Area:

Il Regno Saudita costituisce parte integrante dell’area Medio Orientale. Con tale espressione, si indica comunemente la regione occupata dalle Nazioni dell'Asia sud-occidentale.

I Paesi che ne fanno parte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgiordania), Qatar, Siria, Turchia e Yemen.

Nel Medio Oriente vivono molti popoli diversi, in maggioranza musulmani. I principali sono gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani e i Curdi.

I sei principali gruppi linguistici dell'area sono il persiano, l'arabo, l'ebraico, l'assiro, il curdo e il turco.

L'area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, alla base dei numerosi conflitti che dilaniano la regione.





















Popolazione:

Sulla base delle stime del luglio 2008, la popolazione è composta da 28,146,656 persone, con una densità media di 13 unità per km². La maggior parte di essa (59,5%) ha un’età compresa tra i 15 ed i 64 anni ed è composta per il 56% da arabi e per il 18% da yemeniti, africani e asiatici giunti in Arabia negli anni Cinquanta, attratti dalle opportunità economiche offerte dalla regione. I nomadi, o beduini, costituiscono circa il 27% della popolazione, anche se il loro numero è in costante diminuzione. La gran parte della popolazione (l’88,5%) vive in insediamenti urbani.

Scenario storico:

La Penisola arabica, specialmente nelle regioni meridionali yemenite, è considerata una delle quindici aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana ed è per questo motivo che la zona è definita "culla dell'umanità".

Volendo considerare solo la storia del XX° secolo, il regno dell'Arabia Saudita (dal nome della dinastia regnante, Saud) nasce nel 1932 dall'unificazione degli emirati della penisola araba, portata a termine dopo trent'anni di guerre dal re Abd al-Aziz ibn Saud. La famiglia saudita basa lo sviluppo economico del Paese sullo sfruttamento del petrolio affidato alle compagnie americane. I "petroldollari" vengono investiti nello sviluppo di infrastrutture moderne, che stridono con l'arcaicità del sistema poltico-sociale mantenuto dai Saud, a capo di una monarchia assoluta e autocratica posta al vertice di una piramide feudale di fedeli emiri e capitribù.

L’occidentalizzazione del Paese è avviata dal re Fahd a partire dal 1975. Ciò viene visto da molti come un tradimento della fede musulmana, in particolare dai gruppi fondamentalisti islamici (di orientamento wahabita), che diventano i catalizzatori dello scontento delle masse più povere e tradizionaliste.

La situazione peggiora all’inizio degli anni ‘90 quando re Fahd concede agli Stati Uniti il permesso di trasformare l’Arabia Saudita nella base delle loro operazioni militari durante la guerra contro l'Iraq, con il conseguente dispiegamento di centinaia di migliaia di soldati americani sul territorio nazionale. Proprio in questo periodo lo sceicco miliardario saudita di orinigini yemenite e di fede wahabita, Osama Bin Laden, fonda un potente movimento terroristico, Al-Qaeda, che inizia a compiere attentati contro obiettivi americani (sia militari che civili) in Arabia, ma anche in Tanzania e Kenya (1998), nello Yemen (2000) e negli stessi Stati Uniti con le stragi dell'11 settembre 2001.

Negli ultimi anni il principe ereditario Abdallah, in carica formalmente dal 2005, si è attivamente impegnato nella mediazione del processo di pace israelo-palestinese nel tentativo di placare il malcontento popolare interno, ma l'instabilità politica dell'Arabia Saudita si manifesta in maniera sempre più esplicita e la forte protezione USA sembra venuta meno.



Aspetto:

Geografia Fisica:



Il regno saudita occupa circa l'ottanta per cento della Penisola araba con un totale di 2,149,690 km quadrati. La capitale è Ryad.

Esso confina con l'Iraq, la Giordania, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e lo Yemen. È bagnato dal Golfo Persico a nord-est e dal Mar Rosso ad ovest.

Più della metà della superficie del paese è costituita dal deserto, del quale una delle aree più vaste è rappresentata dal Rub’ al-Khali, che si estende per 650.000 km² in gran parte della regione sudorientale. A nord si incontra una propaggine del Deserto siriaco, mentre a nord-est si trova la regione desertica del Nafud (che copre un’area di circa 57.000 km²); a sud del Nafud si estende una regione di altipiani solcati da numerosi uadi, letti di fiumi generalmente asciutti, a eccezione della stagione delle piogge. A ovest gli altipiani si innalzano in una catena montuosa che si estende da nord a sud, attraversando le regioni dell’Higiaz e dell’Asir, e la cui massima elevazione è il Jabal Sawda (3.207 m). A est, lungo le rive del golfo Persico, si trova la depressione di Al Hasa, dove sono situati i principali giacimenti di petrolio del paese.

Il clima è asciutto, ma con grandi sbalzi di temperature. Il regime delle precipitazioni scarso, che in gran parte del paese non supera i 100 mm annui, rende il paese arido o semi-arido, col terreno principalmente stepposo e, talora, a prevalenza sabbiosa. Ciò spiega altresì l’assenza di laghi e di fiumi a regime permanente. Nella maggior parte del regno la vegetazione è spontanea e arbustiva. La zona costiera del mar Rosso, specialmente le barriere coralline, ha una fauna marina molto ricca. d'estate la temperatura può raggiungere 50 gradi, d'inverno è mite con temporali vicino al canale dell' Egitto



Geografia Umana:



La maggior parte dei Sauditi è di etnia araba, ma alcuni hanno un'origine etnica mista e sono discendenti di Turchi, Iraniani, Indonesiani, Indiani, Africani e di altre etnie minoritarie.

Fino agli anni sessanta, la maggior parte della popolazione era nomade o semi-nomade. A causa del rapido sviluppo economico ed urbano, più del 95% della popolazione ora è sedentarizzato. All'inizio degli anni novanta la distribuzione della popolazione variava notevolmente fra le città delle zone costiere ad est e ad ovest del Paese, le oasi interne densamente abitate e la maggioranza delle aree interne desertiche e, quindi, quasi totalmente disabitate. Alcune oasi hanno una densità di popolazione di più di 1.000 abitanti per chilometro quadrato.

Molti Arabi dei paesi vicini lavorano nel regno saudita. Ci sono inoltre numerosi asiatici, immigrati per lavoro principalmente dall'India, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall'Indonesia e dalle Filippine. Gli occidentali sono meno di 100.000 in tutta l'Arabia Saudita.

La lingua nazionale è l’arabo e la religione ufficiale l'Islam, nella sua versione giuridico-teologica del hanbalismo wahhabita. Molto difficile rimane ancora la condizione della donna.



Geografia Economica:

Fino ad adesso non sono serviti a nulla i piani di diversificazione produttiva e il mercato del petrolio resta la fondamentale fonte di ricchezza del Paese. I suoi enormi introiti ricadono solo sulla famiglia reale (considerata in senso allargato fino a comprendere un migliaio di persone) arricchendola a dismisura, ma lasciando in una situazione difficile gran parte della popolazione. Infatti, l’Arabia Saudita possiede il 24% del totale stimato delle riserve del petrolio mondiale; figura come la più grande esportatrice di petrolio e svolge un ruolo principale nell'OPEC.

Il settore del petrolio rappresenta approssimativamente il 75% delle entrate del bilancio, il 40% del PIL ed il 90% degli incassi dovuti all'esportazione.

Geografia Politica:

L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta; il sovrano esercita il potere legislativo ed esecutivo, coadiuvato dal Consiglio consultivo composto da 90 membri di nomina regia. Fino al marzo del 1992, anno in cui fu promulgata una Carta dei diritti, non esisteva una Costituzione scritta e a tutt’oggi non sono ammessi partiti politici. La gran parte degli alti funzionari dello stato è scelta tra i membri della famigli reale e le altre famiglie nobili e notabili del Paese. Il re, oltre a essere capo del governo, rappresenta anche la suprema autorità religiosa (“custode delle sante moschee”). La carica regia non è ereditaria; il successore del sovrano viene scelto tra i membri della folta famiglia reale, previa consultazione con i leader politici e religiosi. Il sistema giudiziario si basa sulla shariah, la legge islamica. Il principale organo giudiziario del Paese è costituito dal Consiglio Supremo. È in vigore la pena di morte.



La riforma del 1993 ha stabilito la suddivisione del Paese in tredici distretti amministrati da governatori e assemblee di notabili locali; le principali città eleggono il proprio governo municipale, mentre l’amministrazione dei piccoli centri e villaggi è affidata ai Consigli degli anziani.

Nel 2005 sono state organizzate le prime elezioni amministrative nella storia dell’Arabia Saudita.



ANALISI DEI FATTORI DI SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti - 4 (2003-2007, Islamic Militants)

2 Paesi limitrofi in conflitto - 4 (Iraq e Yemen)

3 Rifugiati (migliaia) - 4 (240,015, Palestinian Territories)

4 Disoccupazione (%) + 4 (13%)

5 Sfruttamento petr/oro/diam + 4 (petroleum, natural gas, iron ore, gold, copper)

6 Area geografica (migliaia Kmq) - 3 (2,149,690 sq km preso da CIA)

7 Area forestale (migliaia Kmq) Non Pervenuto

8 Fazioni etniche/religiose + 2

9 Mov. Int. strati pop. (migliaia) Non Pervenuto

10 Regime Politico (-10 a +10) 0

11 Nuovi Stati formazione instabile + 4 (non è un nuovo stato, 1932)

12 Corruzione (1-10) + 1 (3.5)

13 PNL pro-capite (US$) + 4 (9.532)

14 Crescita economica (%) - 2 (- 0.6)

15 Forza lavoro in agricoltura (%) + 4 (12%)

16 Aiuto Estero (% PNL) Non pervenuto

17 HIV/AIDS (%) + 4 (Inferiore 0,2)

18 Spesa militare (% PNL) + 4 (10%)

19 Disastri Naturali 0 (frequent sand and dust storms)

20 Isolamento geografico + 4 (Red Sea, Persic Gulf)

21 Indice sviluppo umano + 3 (0.7772)

22 Popolazione (milioni) + 1 (23.3)

23 Crescita demografica (%) - 3 (2.3)



COMMENTO TABELLA FATTORI



Conflitti: L’Arabia Saudita ha dato i natali a molti degli attentatori che, negli ultimi anni, hanno colpito obiettivi in occidente. Lo stesso Osama Bin Laden è di origine saudita. Per questo, seppur non sia possibile di parlare di “guerra” nel senso proprio del termine, la progressiva occidentalizzazione del Paese ha scatenato le ire di un sempre maggior numero di Militanti Islamici presenti sul territorio.



Paesi limitrofi in conflitto: L’Arabia Saudita confina con l’Iraq e lo Yemen, non stabili.



Rifugiati: I rifugiati presenti nel Paese, quasi 250.000, provengono dai territori palestinesi.



Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione, attestato intorno al 13%, coinvolge solo la popolazione maschile. Le donne non hanno diritto ad esercitare un’attività lavorativa. La percentuale, che secondo alcune fonti interne arriverebbe in alcune zone fino al 25%, si rivela piuttosto alta e preoccupante poiché coinvolge soprattutto la popolazione giovanile.



Sfruttamento petrolio/oro/diamanti: Tra le risorse naturali del Paese si annoverano: petrolio, gas naturale, ferro, oro e rame. La produzione di petrolio è di 9,2 mln di barili al giorno, di cui ne vengono esportati 8.2 mln. Secondo la stima più recente, le riserve disponibili ammonterebbero a 266,8 miliardi di barili. Il gas naturale prodotto viene interamente consumato all’interno. I maggiori partners commerciali sono: per le esportazioni (USA, Giappone, Corea del Sud, Cina, Taiwan e Singapore) e per le importazioni (USA, Cina, Germania, Italia, Corea del Sud ed UK).



Area geografica: L’Arabia Saudita, con i suoi 2,149,690 km quadrati ricopre una superficie sette volte più grande di quella italiana. Essa confina con l'Iraq, la Giordania, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e lo Yemen. È bagnato dal Golfo Persico a nord-est e dal Mar Rosso ad ovest.



Area forestale: Non si rileva la presenza di aree forestali.



Fazioni etniche/religiose: Forte presenza di militanti islamici.



Movimenti internazionali: Dato non pervenuto.



Regime politico: Il regno saudita costituisce una monarchia pressoché assoluta. Non esistono partiti politici ed il potere è interamente concentrato nelle mani della famiglia dinastica Saud.



Nuovi Stati formazione instabile: L’indipendenza è stata acquisita nel 1932.



Corruzione: Il tasso di corruzione non risulta molto elevato (3.5 su una scala dall’1 al 10).



PNL pro-capite: Il PNL pro-capite risulta decisamente elevato ed è pari a 9.532$



Crescita economica: Nonostante i notevoli proventi derivanti dall’esportazione del petrolio, la crescita annua non risulta molto elevata e si attesta intorno allo 0,1%.



Forza lavoro in agricoltura: Solo il 6,7% della forza lavoro è impiegato nell’agricoltura. Il restante 21,4% lavora nell’industria, mentre il 71,9% nei servizi.



Aiuto estero: Dato non pervenuto.



AIDS: La percentuale di malati rispetto alla popolazione totale è molto basso, intorno allo 0,1%.



Spesa militare: Calcolata intorno al 10% del PIL Nazionale.



Disastri naturali: Date le condizioni climatiche e la natura del territorio, sono assai frequenti tempeste di sabbia e di polvere.



Isolamento geografico: Paese con possibilità di sfruttare la propria posizione per i commerci



Indice di sviluppo umano:Abbastanza elevato



Popolazione: Intorno ai 28 milioni di persone di cui più di 5 milioni non sono nazionali.



Crescita demografica: Risulta piuttosto elevata





FORMULA DI VALUTAZIONE



SICUREZZA: - 1,8 (MAGENTA) = - 2

COESIONE SOCIALE: 2 (BLU) = + 3

GOVERNO: 1 (BIANCO) = + 1

CAPACITA’ ECONOMICA: 2.8 (BLU) = + 3

SVILUPPO SOCIALE: 1,4 (AZZURRO) = + 2


IPOTESI DI LAVORO = 1.4 = + 2 = AZZURRO

OMAN

Scheda analitica per Paese
2010
Paese: Oman.

Macro Area: Asia Medio Orientale.
Descrizione Geografica:
Dislocazione relativa di Oman

- Geografia Fisica.

Il Sultanato dell'Oman (‘Omān) è uno stato asiatico situato nella porzione sud-orientale della penisola arabica. Confina con gli Emirati Arabi Uniti a nord-ovest, con l’Arabia Saudita a ovest e con lo Yemen a sud-ovest. Si affaccia sul mar Arabico a sud e a est, sul Golfo Persico a nord-est.

Clima.

E’ tropicale, caldo-umido d'estate e caldo d'inverno. Le precipitazioni atmosferiche sono scarse ed il periodo più favorevole per visitare il paese va da novembre a marzo-aprile.

(1) Enclavi, (Posizioni geografiche favorevoli).

(2) La penisola di Musandam, situata in una posizione strategica sullo Stretto di Hormuz, è separata dal resto del paese da un tratto di costa appartenente agli Emirati Arabi Uniti: si tratta perciò di una enclave.

Un'altra enclave all’interno del territorio degli EAU è Madha, che si estende per 75 km² ed è situata a metà strada fra la penisola del Musandam e l’Oman propriamente detto. Madha, che appartiene alla wilāya di Musandam, si trova sulla strada costiera orientale tra Dibba e Fujairah ed è circondata dall’emirato di Sharjah.

All’interno della exclave omanita di Madha si trova inoltre una exclave degli EAU, nota come Nahwa, appartenente all’emirato di Sharjah e formata da un piccolo centro con una quarantina di case. Questi confini, così complessi, vennero definitivamente stabiliti solo nel 1969.



- Geografia Umana.

Demografia.

La maggior parte della popolazione è costituita da arabi, sebbene vi sia una minoranza di baluchi provenienti dall’Iran. Come in molti altri paesi della penisola arabica, anche in Oman vivono molti lavoratori provenienti da vari paesi asiatici (soprattutto India, Pakistan e Iran).

La lingua ufficiale è l’arabo. Le minoranze parlano inoltre le lingue del paese d’origine. Nel Dhofar si parlano lingue sudarabiche, come il Mahri, che appartengono ad un ramo delle lingue semitiche diverso da quello dell’arabo.

La religione maggiormente professata è l’Islam (si tratta per lo più di Ibaditi, fatta eccezione per Dhofar dove si trova una comunità sunnita).

Dati generiche.

 Popolazione: 3.311.640, ( inclusive 577.293 non nazionali (Luglio 2008 )

 Distribuzione di età:

 0-14 anni: 42,7% (maschi 721.796/femmine 692.699)

15-64 anni: 54,5% (maschi 1.053.040/femmine 752.962)

65 anni ed eccedenza: 2,8% (maschi 51.290/femmine 39.853) (2008 est.)

 Tasso di crescita: 3,19% (2008 est.)

 Tasso di natalità: 35,26 nascite/1.000 popolazione (2008 est.)

 Tasso di mortalità: 3,68 morti/1.000 popolazione (2008 est.)

 Tasso di saldo migratorio: 0,33 migranti(s)/1.000 popolazione (2008 est.)

 Distribuzione del sesso:

 alla nascita: 1,05 maschi/femmine

sotto 15 anni anni: 1,04 maschi/femmine

15-64 anni: 1,4 maschi/femmine

65 anni ed eccedenza: 1,29 maschi/femmine

popolazione totale: 1,23 maschi/femmine (2008 est.)

 Tasso di mortalità infantile

 total: 17,45 morti/1.000 feti nati vivi

maschi: 19,95 morti/1.000 feti nati vivi

femmine: 14,83 morti/1.000 feti nati vivi (2008 est.)

 Speranza di vita alla nascita

 popolazione totale: 73,91 anni

maschi: 71,64 anni

femmine: 76,29 anni (2008 est.)

 Quoziente di fecondità: 5,62 bambini nati/donna (2008 est.)

 HIV/AIDS - tasso di prevalenza su adulto: 0,1% (2001 est.)

 HIV/AIDS - la gente che vive con HIV/AIDS: 1.300 (2001 est.)

 HIV/AIDS – morti: 200 (2003 est.)

 Tasso alfabetizzazione: popolazione totale: 81,4%.



- Geografia Economica.

Economia

Valuta:

Riyal


PIL (PPA) (2005):

40.923 milioni di $ (85º)


PIL procapite (PPA) (2005):

16.862 $ (40º)


ISU (2005):

0,814 (alto) (58º)

Prima del 1940 la rupia indiana e il Tallero di Maria Teresa (chiamato localmente rial) erano le principali monete che circolavano nel Muscat e Oman, come allora era chiamato lo stato; in particolare la rupia circolava lungo la costa ed il tallero nell'interno. Il tallero di Maria Teresa era valutato 230 paisa, e 64 paisa erano uguali ad una rupia.[1]

Nel 1940 furono introdotte delle monete per l'uso in Dhofar, seguite nel 1946 da monete per l'uso in Oman. Entrambe le monete erano denominate in baisa (equivalente al paisa), con 200 baisa in un rial. La rupia indiane e, dal 1959, la rupia del Golfo continuarono a circolare.

Nel 1970 il rial Saidi (da non confondere con il rial saudita) divenne la valuta dell'Oman. Era uguale alla sterlina britannica e sostituiva la rupia del Golfo con un tasso di circa 21 rupie per un rial. Il nuovo rial era suddiviso in 1000 baisa. Il rial dell'Oman sostituì il rial Saidi alla pari nel 1973. Il nome della valuta fu cambiato dopo il cambio di regime nel 1970 ed al susseguente cambiamento del nome del paese.

Monete.

Negli anni 1890 furono coniate monete da 1/12 e da 1/4 di anna (1/3 ed 1 paisa), battute specificamente per l'uso in Muscat ed Oman.

Nel 1940 furono coniate monete per l'uso in Dhofar con valori da 10, 20 e 50 baisa. Nel 1948 si aggiunsero monete da 1/2 rial, seguite da quelle da 3 baisa il 1959. Nel 1946 furono introdotti i pezzi da 2, 5 e 20 baisa per l'uso in Oman. Questi furono seguiti tra il 1959 ed il 1960 dalle monete da 3 baisa e da 1/2 ed 1 rial.

Nel 1970 fu introdotta la monetazione che serviva per tutto il Muscat ed Oman. Le monete erano da 2, 5, 10, 25, 50 e 100 baisa. Nel 1975 furono emesse le nuove monete con il nome di Oman. Le monete da 1/4 e 1/2 rial furono introdotte nel 1980. Le monete attualmente in circolazione sono:

Negli anni 1980 furono anche coniate monete da 100 baisa, 1/4 rial, e 1/2 rial in metallo non prezioso.

Banconote.

Il 1970 furono introdotte dal governo banconote con i tagli da 100 baisa e da 1/4, 1/2, 1, 5 e 10 rial saidi. Queste furono seguite nel 1973 dalle banconote da 100 baisa e da 1/4, 1/2, 1, 5 e 10 rial emesse dall'Oman Currency Board. Dal 1977 la “Central Bank of Oman” ha iniziato l'emissione di banconote con i tagli da 20 e 50 rial, seguite da quelli da 200 baisa il 1985.

Tasso fisso di cambio.

Dal 1973 al 1986 il rial ha avuto un tasso fisso di cambio con il dollaro statunitense di 1 rial = 2,895 dollari. Nel 1986 il tasso è stato portato a 1 rial = 2,6008 dollari, che si traduce circa in 1 dollaro = 0,384497 rial.

La “Central Bank” compra dollari U.S.A. a 0,384 rial e li vende a 0,385 rial.

Prima che Malta adottasse l'euro il 1 gennaio 2008, il rial era la quarta "valuta di maggior valore" dopo il dinaro kuwaitiano, la lira maltese ed il dinaro del Bahrain. Ora si colloca al terzo posto.

Dati economiche più rilevanti.

 Prodotto Interno Lordo (PIL): US$ 61.21 miliardi (2007 est.)

 Tasso di inflazione annuo (prezzi al consumo): 4% (2007 est.)

 Tasso di accrescimento di produzione industriale: 3,2% (2007 est.)

 Elettricità – produzione: 11,89 milioni kWh (2005)

 Elettricità – consumo: 8,661 milioni kWh (2005)

 Elettricità – esportazioni: 0 kWh (2005)

 Elettricità – importazioni: 0 kWh (2005)

 Petrolio – consumo: 66,000 barilotti/giorno (2005 est.)

 Petrolio – importazioni: 15,440 barilotti/giorno (2004)

 Petrolio – esportazioni: 733,100 barilotti/giorno (2004)

 Petrolio - riserve dimostrate: 5,506 milioni barilotti (1 January 2006 est.)

 Gas naturale – produzione: 18,98 milioni metro cubico (2005 est.)

 Gas naturale – consumo: 8,795 milioni metro cubico (2005 est.)

 Gas naturale – esportazioni: 10,19 milioni metro cubico (2005 est.)

 Gas naturale – importazioni: 0 metro cubico (2005)

 Gas naturale - riserve dimostrate: 795,2 milioni metro cubico (1 January 2006 est.)

 Esportazioni: $22,68 milioni f.o.b. (2007 est.)

 Esportazioni – soci: China 23,6%, South Korea 17,9%, Japan 10,9%, Thailand 10,7%, South Africa 7,7%, UAE 6,3% (2006)

 Importazioni: $11 milioni f.o.b. (2007 est.)

 Importazioni – soci: UAE 22,4%, Japan 16,4%, US 8,1%, Germany 5,5%, India 4,3% (2006)

 Debito – esterno: $3,483 milioni (31 December 2007 est.)

- Geografia Politica.

 Capitale: nome: Muscat

Coordinate geografiche: 23 37 N, 58 35 E

Differenza di tempo: UTC+4 (9 hours ahead of Washington, DC during Standard Time)

 Indipendenza: 1650.

 Principali città:

• Aal-Ashkhara

• Mascate

 Potere esecutivo

ANALISI DEI FATTORI DÌ SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti. Indice di fragilità dello Stato 2007 = 5

Fonte “Center for Systeamtic Center”.

Il conflitti avuti con la UAE, (United Arab Emirates) per i confine finirono nel 2003, ma rimangono i problemi di traffico delle persone e lo sfruttamento fuori legge di loro.

2 Paesi limitrofi in conflitto. Se bene Iraq e Afghanistan non sono i suoi vicini, quelli si dislocano appena attraver-sando il Golfo Persico, quindi la posizio-ne geografica è svantaggiosa al riguardo.

3 Rifugiati, (migliaia). 50

4 Disoccupazione, (%). 15

5 Sfruttamento petrolio/oro/diamante. Pe (N), 710,000 barili al giorno

6 Area geografica, (migliaia Kmq). 212.460

7 Area forestale, (migliaia Kmq). 0.0

8 Fazioni etniche/religiose. Vedere b. Geografia Umana

L

9 Movimento interno di strati della popolazione. (migliaia). 50

• Capo dello stato: Sultano e Primo Ministro QABOOS Bin Said al-Said (Sultano dal 23 Luglio 1970 e anche il Primo Ministro, dal 23 Luglio 1972).





10 Regime Politico (-10 a + 10). Forma di governo:

Monarchia, (Sultanato).





11 Nuovi Stati formazione instabile. 1650 – Non è uno stato nuovo, (S)

12 Corruzione.(1 -10). 4,7

13 PNL pro capite (USS). 15602

14 Crescita economica (%). 1,8

15 Forza lavoro in agricoltura (%). 2,2

16 Aiuto Estero (% PNL). 0,8

17 HIV/AIDS (%). Maggiore a 0,2

18 Spesa Militare (% del PNL). 4,1

19 Disastri Naturali Periodiche siccità, crescite, tormente di savie ; terremoti. S

20 Isolamento Geografico. N

21 Indice sviluppo umano. 0,814

22 Popolazione (milioni). 3,3

23 Crescita Demografica (%). 3,19



CONSIDERAZIONI

Oman è uno stato equilibrato considerando la instabilità generale della macro area dove si trova. Da un lato la forma di condotta dello stato, (monarchia islamica) chiaramente non presenta le vantaggi delle moderne democrazie occidentali, dal altro la sua economia e abbastanza forte dovuto alle risorse energetiche che possiede nel suo territorio. Sono punti di leve criticità la forma della condotta dello stato, i problemi di traffico delle persone e lo sfruttamento fuori legge di loro.

Se bene Iraq e Afghanistan non sono i suoi vicini, quelli si dislocano appena attraver-sando il Golfo Persico, quindi la posizione geografica è svantaggiosa al riguardo delle possibilità di “importazione” del radicalismo/terrorismo islamico.





IPOTESI DI STUDIO
Lo Stato preso in esame: Oman ha evidenziato una capacità di resistere agli squilibri e “shoks” pari a: 1 (Bianco - STATO AMPIAMENTE STABILE), e si può disegnare alla data giugno 2009, il seguente scenario;

• Al riguardo della sicurezza: (1 Bianco): equilibrio di 1° livello.

• Al riguardo della coesione sociale: (0 Giallo): in equilibrio.

• Al riguardo del governo: (2 Azzurro): sviluppo di 2° livello.

• Al riguardo dello Sviluppo economico: (0 Giallo): equilibrio minimo.

• Al riguardo dello Sviluppo sociale: (3 Blu): sviluppo di 3° livello.

KUWAIT

Scheda Analitica per Paese
2010


Paese: KUWAIT
Macro Area: MEDIO ORIENTE
Descrizione geografica:
Area:

Il Kuwait costituisce parte integrante dell’area Medio Orientale. Con tale espressione, si indica comunemente la regione occupata dalle Nazioni dell'Asia sud-occidentale.

I Paesi che ne fanno parte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgiordania), Qatar, Siria, Turchia e Yemen.

Nel Medio Oriente vivono molti popoli diversi, in maggioranza musulmani. I principali sono gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani e i Curdi.

I sei principali gruppi linguistici dell'area sono il persiano, l'arabo, l'ebraico, l'assiro, il curdo e il turco.

L'area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, alla base dei numerosi conflitti che dilaniano la regione.

Popolazione:

Il Kuwait ha una popolazione di più di 2 milioni e mezzo di abitanti, con una densità media di 146 unità per km², formata prevalentemente da arabi

Sono inoltre presenti arabi provenienti da altri paesi, indiani, pakistani e iraniani. Prima del 1990 i palestinesi rappresentavano una consistente minoranza, ma il sostegno della Palestina all’invasione irachena del Kuwait fece sì che il governo li incoraggiasse a lasciare il paese dopo la liberazione.

Scenario storico:

Il regno del Kuwait ottiene la propria indipendenza il 19 giugno 1961. Fino a quel giorno, dal 1899, era stato un protettorato britannico. La monarchia ereditaria al potere, quella degli al-Sabah, controlla da sempre il Paese.

Il Kuwait, il 2 agosto 1990, venne invaso dalle truppe dell’Iraq e liberato nel febbraio del 1991 da una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti d’America e incaricata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di ricostruire lo stato di diritto internazionale violato dall’aggressione delle truppe di Saddam Hussein.

Aspetto:

- Geografia Fisica:

Il Kuwait confina a sud e a sud ovest con l’Arabia Saudita, a nord e a nord ovest con l’Iraq e si affaccia a est sul Golfo Persico. Sotto la sovranità kuwaitiana ci sono anche una moltitudine di isole, tra le quali le maggiori sono quelle di Warbah e Bubiyan. Il territorio del Kuwait è in massima parte sabbioso. Da anni procede un contenzioso internazionale per la definizione dei confini con l’Arabia Saudita e l’Iraq.

A parte alcune limitate zone costiere, il territorio del paese è interamente desertico, con una configurazione alternativamente piatta e ondulata del terreno completamente arido.

- Geografia Umana:

La metà circa della popolazione residente è formata da stranieri, in particolare da migranti che giungono nel regno dai paesi dell’Estremo Oriente come manodopera sfruttata nei giacimenti e nelle raffinerie di petrolio.

La lingua ufficiale è l’arabo, ma diffuso è anche l’inglese. La religione principale è quella musulmana di rito sunnita.

- Geografia Economica:

La risorsa fondamentale del Paese è il petrolio, che contribuisce al 50 percento del Prodotto Nazionale Lordo e al 90 percento delle esportazioni. L’estrazione del greggio avviene, a ritmi serrati, da circa 700 pozzi sparsi in tutto il Paese e nelle isolette dominate dal Kuwait. Tutti i pozzi sono collegati, attraverso oleodotti, al porto di Mena al-Ahmadi dove partono le navi che forniscono i clienti in giro per il mondo e dove si trovano gli impianti di raffinazione del regno.

Altre installazioni industriali, nella zona di Shuwayk, producono prodotti chimici, fertilizzanti in particolare, e materiale edile. Un impianto fondamentale per la sopravvivenza del Kuwait, povero di risorse idriche, è lo stabilimento di dissalazione delle acque di mare nel porto di Shuaiba. Sempre più però, gli ambienti imprenditoriali del Kuwait premono sulla casa reale per un programma di riforme economiche che permetta di diversificare gli investimenti dei proventi del petrolio, lo snellimento della burocrazia e una maggiore regolamentazione del sistema bancario e finanziario.

- Geografia Politica:



Il Kuwait è una monarchia costituzionale con un sistema di governo parlamentare, il più antico del Golfo. Il capo dello stato è l'Emiro, un titolo semi-ereditario.

Recentemente si è palesata l’insofferenza di una parte della società kuwaitiana per il criterio nepotista di gestione del potere nel Paese. Una ristretta oligarchia gestisce in modo autoreferenziale gli esorbitanti proventi della vendita del petrolio.

In Kuwait è attualmente ancora in vigore la pena di morte.

ANALISI DEI FATTORI DI SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti + 3 (terminato 1991)

2 Paesi limitrofi in conflitto - 4 (Iraq – Saudi Arabia)

3 Rifugiati (migliaia) Non Pervenuto

4 Disoccupazione (%) + 4 (2.2)

5 Sfruttamento petr/oro/diam + 4 (petroleum, fish, shrimp, natural gas)

6 Area geografica (migliaia Kmq) + 4 (17,820 sq km)

7 Area forestale (migliaia Kmq) Non Pervenuto

8 Fazioni etniche/religiose + 3

9 Mov. Int. strati pop. (migliaia) Non Pervenuto

10 Regime Politico (-10 a +10) - 3

11

Nuovi Stati formazione instabile - 2 (indipendenza 1961 ed instabilità terminata nel 1991)

12 Corruzione (1-10) + 4 (4.7)

13 PNL pro-capite (US$) + 4 (31.000)

14 Crescita economica (%) - 2 (0.6)

15 Forza lavoro in agricoltura (%) Non Pervenuto

16 Aiuto Estero (% PNL) Non Pervenuto/Inesistente

17 HIV/AIDS (%) + 4 (inferiore a 0.2)

18 Spesa militare (% PNL) - 4 (5.3%)

19 Disastri Naturali 0 (sandstorms and dust storms)

20 Isolamento geografico + 4 (Persic Gulf)

21 Indice sviluppo umano + 4 (0.891)

22 Popolazione (milioni) + 4 (2.7)

23 Crescita demografica (%) - 2 (2.2)

COMMENTO TABELLA FATTORI



Conflitti: Il Kuwait, il 2 agosto 1990, venne invaso dalle truppe dell’Iraq e liberato nel febbraio del 1991 da una coalizione internazionale guidata dagli USA e incaricata dall’UNSC.



Paesi limitrofi in conflitto: Il Kuwait confina con l’Iraq (dove è ancora in corso un conflitto) e con l’Arabia Saudita (in cui si attesta la forte presenza di militanti islamici).



Rifugiati: Dato non pervenuto.



Disoccupazione: Mediamente bassa, pari al 2.2% del totale della popolazione.



Sfruttamento petrolio/oro/diamanti. La risorsa principale per il paese è il petrolio. Ne vengono estratti 2.613 milioni di barili al giorno e la quasi totalità di essi viene esportato.



Area geografica: Il Kuwait è uno tra i paesi più piccoli al mondo con i suoi 17.820 km quadrati.



Area forestale: Dato non pervenuto



Fazioni etniche/religiose: Nessun gruppo risulta a rischio di discriminazione



Movimenti internazionali: Dato non pervenuto



Regime politico: Si tratta di una monarchia costituzionale di stampo parlamentare. Di fatto non è un esempio di paese completamente libero.



Nuovi Stati formazione instabile: L’indipendenza è stata acquisita nel 1961 ed il cammino verso la stabilità è ripreso dopo il 1991.



Corruzione: Mediamente sostenuta (4,7 su una scala da 1 a 10)



PNL pro-capite: Estremamente elevato (31.000 $)



Crescita economica: Attestata attorno allo 0.6% annuo



Forza lavoro in agricoltura: Dato non pervenuto

Aiuto estero: Dato non pervenuto

AIDS: Percentuale di malati bassa ed inferiore allo 0,2% della popolazione totale.

Spesa militare: Pari al 5.3% del PNL

Disastri naturali: Date le condizioni climatiche e la natura del territorio, sono assai frequenti tempeste di sabbia e di polvere.

Isolamento geografico: Paese con possibilità di sfruttare la propria posizione per i commerci

Indice di sviluppo umano: Elevato

Popolazione: Pari a 2.7 milioni di persone di cui la maggior parte non sono cittadini nazionali

Crescita demografica: Abbastanza sostenuta


iPOTESI DI STUDIO
SICUREZZA: 2.4 = BLU = + 3

COESIONE SOCIALE: 3 = VERDE = + 4

GOVERNO: -1.4 = MAGENTA = - 2

CAPACITA’ ECONOMICA: 1,75 = AZZURRO = + 2

SVILUPPO SOCIALE: 2,8 = BLU = + 3



IPOTESI DI STUDIO = 2




SCHEDA FINALE







Lo Stato preso in esame: KUWAIT ha evidenziato una capacità di resistere agli squilibri e shoks pari a: 2 (AZZURRO)

E si può disegnare, per esso, il seguente scenario:

a. di sviluppo (Stato in fase di sviluppo).

Quindi il Paese, alla data del Giugno 2009, è in fase di sviluppo e presenta in particolare uno scenario di:

SICUREZZA  Sviluppo di 2° livello: Blu

COESIONE SOCIALE  Sviluppo di 3° livello: Verde

GOVERNO  Squilibrio di 3° livello: Magenta

CAPACITA’ ECONOMICA  Sviluppo di 1° livello: Azzurro

SVILUPPO SOCIALE  Sviluppo di 2° livello: Blu

YEMEN

Scheda Analitica per Paese
2010


Paese: YEMEN
Macro Area: MEDIO ORIENTE
Descrizione geografica:
Area:

Lo Yemen costituisce parte integrante dell’area Medio Orientale. Con tale espressione, si indica comunemente la regione occupata dalle Nazioni dell'Asia sud-occidentale. I Paesi che ne fanno parte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgiordania), Qatar, Siria, Turchia e Yemen. Nel Medio Oriente vivono molti popoli diversi, in maggioranza musulmani. I principali sono gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani e i Curdi. I sei principali gruppi linguistici dell'area sono il persiano, l'arabo, l'ebraico, l'assiro, il curdo e il turco. L'area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, alla base dei numerosi conflitti che dilaniano la regione.

Popolazione:

La popolazione dello Yemen è di 23.013.376 abitanti (2008), con una densità media di 44 unità per km². Raggruppata perlopiù in tribù o clan (il nucleo sociale principale), vive soprattutto in piccoli villaggi, dove l’agricoltura rappresenta l’attività preponderante; la percentuale di popolazione rurale è del 74%.

Scenario storico:

Il Nord dello Yemen divenne indipendente dall'Impero Ottomano nel 1918 e nel 1962 vi fu proclamata la Repubblica Araba dello Yemen. Nel 1839 l'Impero Britannico aveva occupato il porto della città di Aden e ne aveva fatto una colonia, circondata da alcuni protettorati su cui esercitava un'effettiva influenza. Nel 1967 i britannici, sotto la spinta di forze insurrezionaliste fomentate soprattutto dall'Egitto, si ritirarono e qui nel 1970 fu instaurato il regime comunista della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, anche noto come Yemen del Sud. Nel 1978 iniziò nel nord il Governo assolutista di Abdallah Saleh, esteso in seguito al sud con l'unione del 1990. In quell'anno infatti i due Stati yemeniti si riunirono in un unico Stato, l'attuale Yemen. Nel 1994 alcuni ufficiali e politici di ispirazione marxista proclamarono la secessione della regione meridionale dello Yemen che assunse il nome di Repubblica Democratica dello Yemen con capitale Aden. Non riconosciuto internazionalmente, questo tentativo di secessione venne stroncato in due settimane di combattimenti dalle forze governative. Non si verificarono rappresaglie di rilievo e fu garantita l'amnistia ai combattenti e ai membri della frangia secessionista, con l'eccezione dei capi che riuscirono in buona parte a fuggire all'estero. Successivamente vennero avviate riforme politiche allo scopo di evitare nuove possibili ribellioni, in particolare venne stabilita l'elezione del presidente della repubblica con voto popolare. Nell’estate del 2004, nella provincia di Sa’dah, nel nord-ovest del paese, scoppia tra la minoranza sciita una rivolta antigovernativa; l’intervento dell’esercito causa migliaia di morti e gravi distruzioni. Gli scontri riprendono nella primavera del 2005, quando muore in battaglia il leader della rivolta Hussein al-Hawthi. Nel 2006 Alì Abdullah Saleh viene confermato alla presidenza del paese con il 96% dei voti; le opposizioni denunciano brogli e violenze. Nel 2007 riprende la rivolta sciita nel Nord del paese, soffocata nel sangue dall’esercito yemenita.

Aspetto:

Geografia Fisica:

L’estrema regione meridionale dello Yemen è calda e arida e si affaccia per circa 1.200 km sul golfo di Aden con una stretta pianura sabbiosa; quella occidentale, la semidesertica Tihama, che si estende nell’interno per circa 50 km, presenta una lunga fascia costiera bagnata dal Mar Rosso. La sezione centrale, dove precipitazioni irregolari ma abbondanti permettono le coltivazioni, è dominata da elevati altipiani e massicci montuosi solcati da profonde vallate; qui si trovano il Jabal an-Nabi Shu’ayb (3.760 m), la massima cima del paese, non lontano dalla capitale, e l’Hadhramaut, una valle che si estende oltre le catene dominanti il litorale sudorientale. Le alteterre, pur non presentando corsi d’acqua permanenti, sono interrotte da gole e valli originate dai numerosi fiumi a corso stagionale (uadi) le cui zone limitrofe, insieme alle oasi, costituiscono le aree più fertili del paese. Presso il confine nordorientale l’altitudine digrada, lasciando il posto al grande deserto sabbioso del Rub’ al-Khali (in arabo “Regno del vuoto”). Il clima della fascia costiera è caldo torrido, con medie annue delle temperature di circa 27,7 °C e delle precipitazioni che variano da 80 (a sud) a 230 mm (a ovest). I venti, che spirano verso nord-ovest durante i mesi estivi e verso sud-ovest in quelli invernali, causano forti tempeste di sabbia. Nelle regioni montuose interne il clima è temperato, con inverni generalmente freschi e medie di precipitazioni che si attestano tra i 400 e i 750 mm annui (le più alte della penisola arabica).

Geografia Umana:

Il gruppo prevalente è quello arabo; soltanto nella fascia costiera occidentale vivono minoranze di origine africana e meticci. La lingua ufficiale è l’arabo, mentre la religione maggiormente praticata è l’islamismo, di orientamento sciita nelle aree settentrionali, centrali e orientali, e sunnita in quelle meridionali e sudoccidentali, dove sono presenti anche piccole comunità di indù e cristiani. Lo Yemen è l'unico stato al mondo dove si diventa maggiorenni a 14 anni.

Geografia Economica:

Il paese dipende molto dagli aiuti stranieri e dalle rimesse degli emigrati; nel 2006 il prodotto interno lordo era di 19.057 milioni di dollari USA, corrispondenti a 876,90 dollari pro capite. L’agricoltura e la pesca, perlopiù di sussistenza, occupano gran parte della popolazione attiva nel sud (una delle regioni più povere del mondo arabo); fa eccezione Aden, il principale porto per il rifornimento delle navi tra il mar Mediterraneo e l’oceano Indiano, al cui declino, avvenuto durante gli anni Settanta e Ottanta, si è cercato di porre rimedio tramite l’istituzione, nel 1991, di una zona interna di libero scambio.

Geografia Politica:

Lo Yemen (o Jemen) è uno Stato assolutista islamico retto dal Padre della Patria Saleh. A livello locale grande potere è riservato a tribù e principati maomettani. La Repubblica dello Yemen si costituì il 22 maggio 1990, unendo la Repubblica democratica popolare dello Yemen (RDPY) e la Repubblica araba dello Yemen (RAY). In base alla Costituzione del 1991, emendata nel 1994, al vertice dello stato è un presidente eletto con suffragio universale ogni sette anni; egli è anche capo del governo, nelle cui funzioni è coadiuvato da un gabinetto guidato da un primo ministro e da un Consiglio consultivo di 59 membri, di nomina presidenziale. Il potere legislativo è affidato a un Parlamento unicamerale, l’Assemblea dei rappresentanti (Majlis al-Nuwaab), composta di 301 membri eletti ogni cinque anni a suffragio universale. Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (shariah) e ha al suo vertice una Corte suprema. È in vigore la pena di morte.

ANALISI DEI FATTORI DÌ SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti. Non ha avuto conflitti armati di importanza negli ultimi negli ultimi 20 anni,

2 Paesi limitrofi in conflitto. Il problema della pirateria. Senza essere un conflitto intraestatale, esiste di fronte al Yemen, lo che involucra al paese dentro dei rischiosi in questo senso.

3 Rifugiati, 95000

4 Disoccupazione, (%). 36

5 Sfruttamento petrolio/oro/diamante. Asenza di tale influenza

+4

6 Area geografica, (migliaia Kmq). 527

7 Area forestale, (migliaia Kmq). 150

8 Fazioni etniche/religiose. Il gruppo prevalente è quello arabo; vivono anche minoranze di origine africana e meticci. La religione maggiormente praticata è l’islamismo, di orientamento sciita nelle aree settentrionali, centrali e orientali, e sunnita in quelle meridionali e sudoccidentali, dove sono presenti anche piccole comunità di indù e cristiani.

9 Movimento interno di strati della popolazione. (migliaia). 65

10 Regime Politico (-10 a + 10). Forma di governo:

Lo Yemen (o Jemen) è uno Stato assolutista islamico retto dal Padre della Patria Saleh. A livello locale grande potere è riservato a tribù e principati maomettani





11 Nuovi Stati formazione instabile. NO

12 Corruzione.(1 -10). 2,1

13 PNL pro capite (USS). 3000

14 Crescita economica (%). 2,7

15 Forza lavoro in agricoltura (%). 22,5

16 Aiuto Estero (% PNL). 8,5

17 HIV/AIDS (%). 0,3

18 Spesa Militare (% del PNL). 5,3

19 Disastri Naturali Nel paese sono presenti cicloni, uragani e toremnti di sabia

S

20 Isolamento geografico N

21 Indice di sviluppo umano 0,77

22 Popolazione, (milioni) 22

23 Crescita demografica 1,013



CONSIDERAZIONI

Il crescente malcontento e le rivendicazioni delle popolazioni dello Yemen del sud fanno temere per l’unità del paese. Rabbiose manifestazioni si sono tenute in diverse regioni, e importanti forze politiche cavalcano la protesta. A ciò si aggiunge l’instabilità presente al nord a causa della ribellione dei seguaci di al-Houthi (il defunto leader di una minoranza sciita nel paese), e delle infiltrazioni di al-Qaeda. La crisi dello Yemen si inserisce in un’area di enorme importanza strategica, già in sofferenza per la grave crisi somala e per quella sudanese

Se le cose dovessero continuare così, alcune analiste, pensano che lo Yemen è destinato a fare la fine della Somalia e dell’Iraq. E’ stato questo l’allarmante avvertimento che il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha lanciato alcuni giorni fa, (15 maggio).

Il presidente Saleh non parlava della minaccia di al-Qaeda o dei seguaci di al-Houthi (Hussein Badreddin al-Houthi è stato un leader religioso zaidita [una setta sciita] che a dato vita a un movimento di opposizione militante al governo, radicato nello Yemen nord-occidentale; Hussein al-Houthi è rimasto probabilmente ucciso nel 2004 nel corso di scontri armati con il governo, ma il suo movimento è ancora attivo (N.d.T.) ), anche si vi ha fatto qualche accenno. Egli parlava invece dei gruppi dell’ “azione pacifica” – la denominazione che è stata attribuita alle correnti yemenite del sud che invocano la fine dell’esperimento di unità nazionale, a causa delle ingiustizie compiute dal nord nei confronti del sud.

Lo Yemen sta attraversando una fase molto difficile, con l’escalation delle tendenze secessioniste nel sud, che rappresentano la minaccia più grave allo stato yemenita attuale. Ad essa si aggiunge la ribellione dei seguaci di al-Houthi, un movimento zaidita settentrionale, a cui a loro volta si sommano le azioni di al-Qaeda qua e là nel paese. Lo stato è praticamente la prima risorsa economica per i cittadini, a causa della debolezza e della quasi inesistenza del settore privato malgrado le promesse dello stato, che attende prestiti e aiuti regionali ed internazionali.

La situazione è molto pericolosa, e le cose potrebbero aggravarsi ulteriormente se lo Yemen non otterrà aiuto. L’Oman e l’Arabia Saudita diventeranno i vicini di una nuova Somalia, ma ben più vicina questa volta! Forse la soluzione sta nel convocare una conferenza di riconciliazione e nell’aprire un dialogo franco tra avversari, sotto l’egida dell’Arabia Saudita e del Sultanato dell’Oman, o forse sotto l’ombrello del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), considerato che quest’ultimo è l’organizzazione regionale più vicina allo Yemen. La collaborazione araba ed internazionale è certamente necessaria. Bisogna avviare dei passi per salvare lo Yemen, a cominciare dall’avvio di una riconciliazione nazionale e, forse, dalla concessione di una maggiore autonomia ad alcune province, lanciando allo stesso tempo importanti progetti di sviluppo per ridar vigore alla speranza e indebolire le ambizioni secessioniste, poiché gli interessi comuni sono il collante dei rapporti fra i gruppi che compongono un paese.

Nessuno – ed in particolar modo i paesi del Golfo – può tollerare un ulteriore deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen.



Lo Stato preso in esame: YEMEN ha evidenziato una capacità di resistere agli squilibri e “shoks” pari a: (0 Giallo - STATO STABILE), e si può disegnare alla data giugno 2009, il seguente scenario;


• Al riguardo della sicurezza: (2 Azzurro): sviluppo di 1° livello.

• Al riguardo della coesione sociale: (3 Blu): sviluppo di 2° livello.

• Al riguardo del governo: (0 Giallo): equilibrio di 2° livello.

• Al riguardo dello Sviluppo economico: (0 Giallo): equilibrio di 2° livello.

• Al riguardo dello Sviluppo sociale: (-3 rosso): squilibro di 2° livello .

martedì 12 aprile 2011

QATAR

Scheda Paese
2010

Paese: QATAR


Macro Area: MEDIO ORIENTE
Descrizione geografica:
Area:

Il Qatar costituisce parte integrante dell’area Medio Orientale. Con tale espressione, si indica comunemente la regione occupata dalle Nazioni dell'Asia sud-occidentale.
I Paesi che ne fanno parte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgiordania), Qatar, Siria, Turchia e Yemen.

Nel Medio Oriente vivono molti popoli diversi, in maggioranza musulmani. I principali sono gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani e i Curdi. I sei principali gruppi linguistici dell'area sono il persiano,

'arabo, l'ebraico, l'assiro, il curdo e il turco.L'area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, alla base dei numerosi conflitti che dilaniano la regione.

- Popolazione:

Il gruppo autoctono del Qatar è formato quasi interamente da arabi beduini, i cui avi migrarono dalla penisola arabica; tuttavia l’80% della popolazione complessiva è costituito da lavoratori emigrati dai vicini stati arabi, oltre che dal Pakistan e dall’Iran, che costituiscono circa il 90% della forza lavoro. Il 92% della popolazione vive nelle aree urbane, con una densità media di 81 unità per km².

- Scenario storico:

La storia del Qatar è stata dominata dalla famiglia al Thani per circa 150 anni. Fino al 1971 la penisola è stata un protettorato britannico. Con Khalifa bin Hamad al Thani, salito al potere nel ’72, è stata dichiarata l’indipendenza e rifiutata l’integrazione con gli Emirati Arabi Uniti.

Nel 1990, dopo l’invasione dell’Iraq, il Qatar diede appoggio logistico alle truppe americane. Nel 1995, con un colpo di stato incruento, Hamd al Thani prese il posto del padre Khalifa. Il principe Hamad bin Khalifa ha introdotto nel paese diverse riforme liberali, soprattutto nel campo della libertà di stampa, cosa che ha consentito ad al Jazeera di affermarsi in tutto il mondo arabo. Nel 1999 si sono tenute le prime elezioni democratiche del paese, anche alle donne è stato consentito votare. Nel 2001 sono state risolte le controversie sui confini con l’Arabia Saudita e il Bahrain. Nel 2003, con la nuova guerra in Iraq, il governo del Qatar concede ancora appoggio alle truppe della coalizione diventando, di fatto, il centro di comando delle operazioni belliche al posto dell’Arabia Saudita.

Aspetto:

- Geografia Fisica:

Il Qatar è una propaggine della penisola arabica, si estende nel golfo Persico. Confina con l’Arabia Saudita e si affaccia sul Bahrain. Le principali città del paese sono la capitale, Doha, Ar-Rayyan e Dukhan, sulla costa orientale.

- Geografia Umana:

Il passaggio dall’economia basata sulle perle all’esportazione di petrolio e gas ha prodotto molti cambiamenti nella società. La popolazione non è molto numerosa e il numero dei residenti stranieri sopravanza quello dei nativi. Questo fa sì che oggi i cittadini del Qatar abbiano uno tra i redditi pro capite medi tra i più alti del mondo.

- Geografia Economica:

Il Qatar si è rapidamente trasformato rispetto a quando, all’epoca del protettorato britannico, la sua principale risorsa erano le perle. A partire dagli anni ’40, il Paese ha scoperto di possedere oltre il 15% delle risorse mondiali di gas naturale, un’abbondanza che ha portato il Qatar tra i giganti mondiali dell’energia.

- Geografia Politica:



Il Qatar è un emirato, una monarchia costituzionale ereditaria, retta dal 1995 da Sheikh Hamad Bin-Khalifah Al Thani. Hamad Al Thani, che ha conquistato il potere ai danni del padre Khalifah, e ricopre il ruolo di comandante in capo delle forze armate e di ministro della Difesa.

Alla famiglia reale Al Thani appartiene circa il 40% della popolazione autoctona.

Emiro: Sheikh Hamad Bin-Khalifah Al Thani

Primo Ministro: Sheikh Abdallah Bin-Khalifah Al Thani

Ministro degli Esteri: Sheikh Hamad Bin-Jasem Bin-Jaber Al Thani

Nell’aprile del 2003 viene approvata una nuova costituzione che prevede l’elezione di 30 membri del parlamento su 45. I rimanenti vengono personalmente scelti dall’emiro.

ANALISI DEI FATTORI DI SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti + 4 (N)

2 Paesi limitrofi in conflitto - 3 (Saudi Arabia)

3 Rifugiati (migliaia) Non Pervenuto

4 Disoccupazione (%) + 4 (0.7%)

5 Sfruttamento petr/oro/diam - 4 (petroleum, natural gas, fish)

6 Area geografica (migliaia Kmq) + 4 (11,437 sq km)

7 Area forestale (migliaia Kmq) + 4

8 Fazioni etniche/religiose + 3

9 Mov. Int. strati pop. (migliaia) Non Pervenuto

10 Regime Politico (-10 a +10) - 1

11 Nuovi Stati formazione instabile + 4 (Qatar became formally independent in 1971. From 1971 to 1995, absolute monarch)

12 Corruzione (1-10) + 4 (5.9%)

13 PNL pro-capite (US$) + 4 (52.000 $)

14 Crescita economica (%) Non Pervenuto

15 Forza lavoro in agricoltura (%) Non Pervenuto

16 Aiuto Estero (% PNL) Non Pervenuto

17 HIV/AIDS (%) + 4 (inferiore 0.2)

18 Spesa militare (% PNL) - 4 (10%)

19 Disastri Naturali 0 (haze, dust storms, sandstorms common)

20 Isolamento geografico + 4 (Persic Gulf)

21 Indice sviluppo umano + 4 (0.875)

22 Popolazione (milioni) + 4 (0.8 milioni)

23 Crescita demografica (%) + 1 (1.9)

Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (shariah). È in vigore la pena di morte.

COMMENTO TABELLA FATTORI

Conflitti: Non si rilevano conflitti sul territorio

Paesi limitrofi in conflitto: Il Qatar confina con l’Arabia Saudita in cui, seppur non sia possibile parlare di veri conflitti, un fattore destabilizzante è sicuramente costituito dalla presenza di militanti islamici.

Rifugiati: Dato non pervenuto

Disoccupazione: Bassissima, intorno allo 0,4% del totale della popolazione

Sfruttamento petrolio/oro/diamanti: Il Qatar è un grande esportatore di petrolio e di gas natural

Area geografica: La superficie del Qatar si estende lungo 11.400 km quadrati

Area forestale: Dato non pervenuto

Fazioni etniche/religiose: Non si rileva la presenza di gruppi o minoranze a rischio di discriminazione

Movimenti internazionali: Dato non pervenuto

Regime politico: Il Qatar è una monarchia costituzionale ereditaria

Nuovi Stati formazione instabile: L’indipendenza del Qatar viene proclamata nel 1971 e non si registrano periodi di forte instabilità

Corruzione: Mediamente alta (6.6 su una scala da 1 a 10)

PNL pro-capite: Elevatissimo, tra i più alti al mondo (52.000 $)

Crescita economica: Dato non pervenuto

Forza lavoro in agricoltura:Dato non pervenuto

Aiuto estero: Dato non pervenuto

AIDS: Percentuale di malati bassa ed inferiore allo 0,2% della popolazione totale.

Spesa militare: Pari al 10% del PNL

Disastri naturali: Date le condizioni climatiche e la natura del territorio, sono assai frequenti tempeste di sabbia e di polvere.

Isolamento geografico: Paese con possibilità di sfruttare la propria posizione per i commerce

Indice di sviluppo umano: Elevato

Popolazione: Circa 800.000 persone

crescita demografica: Mediamente sostenuta


SITUAZIONE ALLA DATA DEL 10 APRILE 2010


SICUREZZA: 2.1 = AZZURRO = + 2

COESIONE SOCIALE: 3 = VERDE = + 4

GOVERNO: 1 = BIANCO = + 1

CAPACITA’ ECONOMICA: 2.2 = BLU = + 3

SVILUPPO SOCIALE: 3.4 = BLU = + 3
IPOTESI DI STUDIO = 2.6 = 3 = BLU

EMIRATI ARABI UNITI

Scheda Paese
2010
Macro Area: MEDIO ORIENTE

Descrizione geografica:
Area:
Gli Emirati Arabi Uniti costituiscono parte integrante dell’area Medio Orientale. Con tale espressione, si indica comunemente la regione occupata dalle Nazioni dell'Asia sud-occidentale.

I Paesi che ne fanno parte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgiordania), Qatar, Siria, Turchia e Yemen.

Nel Medio Oriente vivono molti popoli diversi, in maggioranza musulmani. I principali sono gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani e i Curdi.

I sei principali gruppi linguistici dell'area sono il persiano, l'arabo, l'ebraico, l'assiro, il curdo e il turco.

L'area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, alla base dei numerosi conflitti che dilaniano la regione.

 Popolazione:

Il paese ha una popolazione di più di 4 milioni di abitanti, con una densità media di 55 unità per km². La popolazione autoctona (che rappresenta meno del 30% del totale) è composta in larga prevalenza da arabi, che godono del pieno diritto di cittadinanza. Alla popolazione locale si è aggiunta, tra gli anni Settanta e Ottanta, un’altissima percentuale di forza-lavoro proveniente sia da altri paesi del Medio Oriente che non producono petrolio, sia da Iran, Pakistan, India, Filippine e Bangladesh; ciò ha fatto sì che i due terzi dei residenti siano attualmente di sesso maschile. La maggior parte della popolazione vive nelle città della costa, esigue minoranze nelle oasi dell’interno.

 Scenario storico:

Alla fine del Settecento la regione era conosciuta con il nome di Costa dei Pirati. Dopo la partenza delle truppe britanniche nel 1971, gli emiri decisero di creare un unico stato federativo, scegliendo per capitale Abu Dhabi. Leader della federazione divenne lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, che rimase alla guida fino alla sua morte, nel 2004.

Fin dalla sua indipendenza, gli Emirati sono stati buoni alleati dei paesi occidentali, anche se al contrario di altri paesi della zona non hanno mai concesso l’utilizzo delle istallazioni militari.



Aspetto:

Geografia Fisica:

Gli Emirati Arabi Uniti confinano con l’Oman e con l’Arabia Saudita, e si affacciano sul golfo dell’Oman e sul golfo Persico. Larghe zone del Paese sono desertificate e la scarsità di acqua rappresentava un grande problema, almeno fino a quando non è stato lanciato uno dei progetti più avveniristici al mondo di ‘desalinizzazione’ delle acque marine. Restano ancora aperte delle contese territoriali con l’Arabia Saudita, l’Oman (per la penisola di Musandam e l’enclave di al-Madhah) e con l’Iran (per le isole di Tunb e di Abu Musa), che l’esercito di Teheran ha occupato in quanto permettono il controllo dello stretto di Hormuz, strategicamente fondamentale per il controllo del mercato del greggio.

Il clima è caldo e si distingue per le notevoli escursioni termiche; le temperature medie variano dai 18 °C di gennaio ai 33 °C di luglio, con picchi anche maggiori nelle zone dell’interno. Le precipitazioni si concentrano nelle regioni costiere e non superano i 100 mm annui.

- Geografia Umana:

Solo il 20 percento della popolazione, cioè quella che risultava residente nel Paese nel 1982 o i loro discendenti, hanno la cittadinanza degli Emirati. La misura, ritenuta opportuna per evitare che l’enorme quantità di lavoratori stranieri potesse prendere la residenza stabile, è adesso superata e migliaia di persone chiedono una revisione della legge. La stragrande maggioranza della popolazione è composta da operai stranieri, in massima parte provenienti dall’Estremo Oriente. Queste persone, dopo anni di silenzio, hanno cominciato a far sentire la loro voce. Per la prima volta nella storia del Paese, negli ultimi 2 anni, si sono verificati una serie di scioperi che hanno dato il segnale di un’ondata di protesta sociale che il governo fatica a contenere.



- Geografia Economica:

Il motore dello sviluppo del Paese è l’estrazione e la vendita di petrolio e gas naturale. La scoperta del petrolio ha cambiato radicalmente un paese deserto abitato da pastori nomadi, in uno dei centri finanziari del mondo. Gli enormi ricavi sono stati reinvestiti in una serie di faraoniche infrastrutture che hanno caratterizzato il boom edilizio degli Emirati.

Parlare degli Emirati come di un paradiso fiscale è solo un eufemismo. Il Paese, al momento, risulta essere un crocevia mondiale per tutti i traffici illeciti, in particolare di droga, denaro sporco e armi, agevolati dalla totale assenza di vincoli fiscali. Inoltre, con i suoi 6 aeroporti internazionali e il suo sistema di porti, è un punto di collegamento determinante tra l’Occidente e l’Oriente. La vendite delle risorse naturali e i commerci, più o meno legali, hanno oramai soppiantato i tradizionali settori economici: la pesca, la pesca delle perle e la coltivazione della palma da dattero.



- Geografia Politica:

In base alla Costituzione del 1971, più volte emendata, gli Emirati Arabi Uniti sono una federazione di monarchie assolute.

Il Paese è nato dalla federazione di 7 emirati, governati in modo assoluto dalle famiglie reali. I 7 emirati sono Abu Zaby (dove c’è la capitale Abu Dhabi), 'Ajman, Al Fujayrah, Ash Shariqah, Dubayy, Ra's al Khaymah, Umm al Qaywayn.

Al vertice dello stato è un presidente eletto dal Consiglio supremo, il massimo organo del governo federale, composto dai sovrani ereditari dei sette stati membri. Ha un ruolo meramente consultivo l’Assemblea nazionale federale di 40 membri. Il sistema giudiziario si fonda sulla legge coranica (Shariah); le leggi federali hanno la supremazia su quelle dei singoli stati. È in vigore la pena di morte.





ANALISI DEI FATTORI DI SVILUPPO

1 Fattore storico: conflitti + 4

2 Paesi limitrofi in conflitto - 3 (Saudi Arabia)

3 Rifugiati (migliaia) Non Pervenuto

4 Disoccupazione (%) + 4 (2,4%)

5 Sfruttamento petr/oro/diam + 4 (petroleum, natural gas)

6 Area geografica (migliaia Kmq) + 4 (83,600 sq km)

7 Area forestale (migliaia Kmq) Non pervenuto

8 Fazioni etniche/religiose - 3

9 Mov. Int. strati pop. (migliaia) Non Pervenuto

10 Regime Politico (-10 a +10) - 1

11 Nuovi Stati formazione instabile + 4 (1972 e stabile)

12 Corruzione (1-10) + 4 (6.2)

13 PNL pro-capite (US$) + 4 (28.000)

14 Crescita economica (%) - 4 (-0.9)

15 Forza lavoro in agricoltura (%) + 4 (7%)

16 Aiuto Estero (% PNL) Non pervenuto

17 HIV/AIDS (%) + 4 (inferiore 0.2)

18 Spesa militare (% PNL) - 2 (3.1%)

19 Disastri Naturali 0 (frequent sand and dust storms)

20 Isolamento geografico + 4 (Persian Gulf)

21 Indice sviluppo umano + 4 (0.868)

22 Popolazione (milioni) + 4 (4.1)

23 Crescita demografica (%) - 3 (2.5)


COMMENTO TABELLA FATTORI

Conflitti: Non si registra la presenza di conflitti sul territorio nazionale.

Paesi limitrofi in conflitto: Gli EAU confinano con l’Arabia Saudita, dove non è possibile parlare di veri conflitti in corso, ma della forte presenza di militanti islamici.

Rifugiati: Dato non pervenuto

Disoccupazione: Piuttosto bassa, attestabile attorno al 2.4%

Sfruttamento petrolio/oro/diamanti: L’economia è basata principalmente sull’esportazione del petrolio e del gas naturale.

Area geografica: Gli EAU coprono una superficie di 83.600 km quadrati.

Area forestale: Dato non pervenuto

Fazioni etniche/religiose La stragrande maggioranza della popolazione è composta da operai stranieri, in massima parte provenienti dall’Estremo Oriente. Queste persone, fortemente discriminate, dopo anni di silenzio, hanno cominciato a far sentire la loro voce. Per la prima volta nella storia del Paese, negli ultimi 2 anni, si sono verificati una serie di scioperi che hanno dato il segnale di un’ondata di protesta sociale che il governo fatica a contenere.

Movimenti internazionali: Dato non pervenuto

Regime politico: Gli EAU sono una federazione di monarchie assolute.

Nuovi Stati formazione instabile: Gli EAU sono sorti nel 1972

Corruzione: Abbastanza sostenuta (6.2 su una scala da 1 a 10)

PNL pro-capite: Molto alto (28.000 $)

Crescita economica: La crescita annua risulta in perdita (-0.9)

Forza lavoro in agricoltura: Il 7% della popolazione lavora nel settore agricolo a fronte del 61,8% nell’industria e del 78% nei servizi.

Aiuto estero: Dato non pervenuto

AIDS: Percentuale di malati bassa ed inferiore allo 0,2% della popolazione totale.

Spesa militare: Pari al 3.1% del PNL

Disastri naturali: Date le condizioni climatiche e la natura del territorio, sono assai frequenti tempeste di sabbia e di polvere.



Isolamento geografico: Paese con possibilità di sfruttare la propria posizione per i commerci



Indice di sviluppo umano: Elevato



Popolazione: La popolazione risulta essere di circa 4 milioni di persone, ma quella autoctona è meno del 30% del totale.



Crescita demografica: Abbastanza sostenuTA

SITUAZIONE ALLA DATA DEL  10 APRILE 2010

SICUREZZA: 3 = BLU = + 3

COESIONE SOCIALE: - 3 = NERO = - 4

GOVERNO: 1 = BIANCO = + 1

CAPACITA’ ECONOMICA: 1.8 = AZZURRO = + 2

SVILUPPO SOCIALE: 2.6 = BLU = + 3

IPOTESI DI STUDIO = 1 = BIANCO =