“INDIA O BHARAT?”
La ritrovata strategia indiana
nella logica del nuovo ordine mondiale
ANNO ACCADEMICO 2024/2025
INDICE
PREMESSA
Dopo la schiacciante vittoria ottenuta nel corso delle ultime elezioni governative indiane del giugno 2024, nelle quali il nazionalista Bharatija Janata Party (Bjp), con maggioranza assoluta, si è nuovamente imposto alla guida del Paese, per il premier Narendra Modi si apre un nuovo ciclo di importanti sfide che sul campo geopolitico dovranno, se vinte e superate, assicurare all’India l’affermazione quale nazione di guida e leadership del cosiddetto Sud Globale sempre più influenzato dalla scomoda presenza cinese che solo una forte capacità dissuasiva in campo economico, commerciale e militare potrà arginare.
Partendo dalla sua attuale collocazione geopolitica scaturita dall’emancipazione, nel 1947, dalla storica dominazione imperiale britannica sull’intero Sub-Continente, gli interrogativi che si pongono i principali analisti ed osservatori internazionali, e qui ripresi, su quelle che saranno le sfide che l’India di Modi dovrà affrontare nell’ormai avviato e prossimo quinquennio governativo, risultano molteplici e foriere di svariate congetture.
Dalle dinamiche socio-economiche e demografiche interne, ancora spesso fonti di tensione tra la popolazione, alla spinta fortemente nazionalista conferita al Paese dalle attuali politiche modiane, le principali attenzioni non potranno dunque che concentrarsi su quella che sembra essere una ritrovata dimensione strategica che ne fa un partner ricercato e privilegiato per i paesi occidentali (Unione Europea in testa) e sulle nuove possibilità, in termini di negoziati ed accordi nel campo del libero scambio tra Delhi e quest’ultimi, i cui raggi di azione dovranno necessariamente preservarsi anche attraverso un protagonismo marittimo che, partendo dal mare di casa, si spinga sino all’Atlantico ed al Mediterraneo.
Proprio la ritrovata dimensione strategica costruita dall’India e riconosciuta dalla gran parte dei componenti della comunità internazionale, con una notevole accelerazione nel 2023, all’atto della guida del G20, dimostra quanto motivata sia la leadership governativa indiana nel riportare il Paese al centro della scena mondiale.
Infatti dopo una prima ed iniziale fase tentennante con la quale l’India ha iniziato a rielaborare la sua dimensione strategica, gli sforzi messi in campo dai vari esecutivi a guida Modi, sono stati rivolti al rafforzamento ed al conseguente consolidamento dell’azione di governo nella gestione del territorio metropolitano, delle frontiere contese, dell’implementazione dell’industria e della connettività, unita a quelle rivolte al controllo degli spazi marittimi e dei rapporti con le grandi potenze mondiali.
Su questi presupposti non si può non affermare quanto risultino necessarie ed imprescindibili l’abilità e la forza che l’India dovrà dimostrare di possedere nell’azione di governance delle sue relazioni internazionali che, in ambito diplomatico, economico-commerciale e militare dovranno affermarla quale nuova potenza leader del nuovo orizzonte del Global South che, seppur desideroso di riscatto dalla dimensione occidentale, continua ad essere condizionato dall’ingombrante influenza cinese.
Tutto questo determina per l’India l’approdo ad un ritrovato ruolo da protagonista sulla scena internazionale che, se da un lato le ha permesso di riscoprire l’importanza geo-strategica che essa può rivestire nell’ambito della propria area di interesse regionale dall’altro la continua a mantenere distante, nel campo delle relazioni estere, da qualsiasi forma di vincolo o di facili aperture nei confronti dei partner. Se è vero, dunque, che l’autonomia nel campo delle alleanze ha contraddistinto da sempre l’operato estero di Delhi, questo ha contribuito, per contro, ad aumentarne la dipendenza da Mosca e Pechino relativamente alle forniture militari e manufatturiere a discapito delle relazioni intrattenute con i paesi occidentali. Prioritario per Modi sarà dunque, oltre che la garanzia di ottenere un posto privilegiato tra le grandi potenze responsabili dell’ordine mondiale, ridurre quanto prima lo storico rapporto di dipendenza da sempre esistente da Russia (armi) e Cina (manifattura), anche attraverso il rafforzamento della cooperazione con gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali, tra i quali quelli UE, Italia inclusa.